"La terra e i suoi abitanti sono valore sacro davanti a Dio. E ogni attentato alla terra e alle persone è, di fatto, un sacrilegio o delitto."

LETTERA APERTA alle nostre comunità

 

Nell’anno pastorale 2011-12 la diocesi di Vittorio Veneto ha vissuto e celebrato un Convegno Ecclesiale sul tema: “Abita la terra e vivi con fedeltà” (Salmo 37).

Oggi, noi preti del territorio della Vallata, Unità Pastorale dell’Abbazia, ci rivolgiamo alle comunità dicendo: “Abitiamo questo territorio da persone responsabili verso questa terra meravigliosa e verso le comunità che la abitano”.
Abitare questo territorio consapevoli che esso è un bene comune e, per chi crede, è dono che appartiene a Dio, affidato alla nostra custodia e cura per il sostentamento e la gioia di tutti.
Abitare questo territorio fedeli e rispettosi dei valori che ci permettono di abitarlo e viverlo come esseri umani, parte integrante di esso, e non da predatori o padroni o amministratori indifferenti alla terra e alle persone.


Noi non abitiamo semplicemente un territorio ma siamo anche noi territorio. Esso, infatti, ha forgiato e dato forma e carattere alle comunità e alle persone; ha segnato e segna la mentalità e la cultura, le tradizioni sociali e religiose, il senso del vicinato, del buon vicinato, anche se oggi questi aspetti sono indifferenti a tante persone. Il carattere dei nostri “veci” è stato forgiato dal territorio, da una terra verso la quale essi nutrivano un rispetto e un amore quasi sacrale, anche quando la terra era avara. Mai, però, tanto avara come tanti suoi “padroni”.
In una lettera del 26 maggio 21 ad un settimanale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella scriveva fra l’altro: “... gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità...”.
Le nostre comunità stanno al territorio come un feto sta al grembo della madre. E come l’attenzione, la cura, l’amore della madre, assieme alla sua alimentazione materiale e psichica, sono fondamentali per lo sviluppo armonioso e sano del feto, così la cura, la custodia, il rispetto e l’amore per questa nostra terra rende possibili convivenze e relazioni umanamente e spiritualmente costruttive e di buon vicinato fra le comunità e le persone.


Sono queste relazioni di buon vicinato, fatte di rispetto, di solidarietà e di attenzione agli altri, a tutti gli altri, che vediamo minacciate da atteggiamenti e comportamenti irresponsabili di molte persone. Non solo irresponsabili ma privi di umanità. Avvertiamo anche un crescere costante di indifferenza e qualunquismo morale verso la sofferenza, i disagi, le paure e i timori di tante persone causate da un uso talvolta incontrollato di fitofarmaci (pesticidi).
In base ai criteri di selezione delle Linee Guida Operative per l’Attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale, al criterio V è scritto: “Essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale, dell’uso del suolo o dell’uso del mare che sia rappresentativo di una cultura (o di culture) o della interazione umana con l’ambiente, specialmente quando è diventato vulnerabile all’impatto di cambiamenti irreversibili.


Le persone e le comunità che abitano il nostro territorio sono un bene di altrettanto valore? O sono, forse, solo funzionali al reddito economico?
La terra e i suoi abitanti sono valore sacro davanti a Dio. E ogni attentato alla terra e alle persone è, di fatto, un sacrilegio o delitto.
Ci preoccupa un clima sociale che appare sempre più segnato da rancore, aggressività, invidia e gelosia, che feriscono e rovinano ulteriormente le relazioni sociali.
Non sono le cose che ci mettono a rischio, ma i comportamenti personali e di gruppo. Le relazioni, la salute, gli affetti e quant’altro sono sempre a rischio quando i comportamenti sono irresponsabili o criminali.


Non basta rispettare semplicemente il dettato di norme o di leggi per sentirci a posto! Stalin, Hitler, Mussolini, Mao e via seguendo hanno mandato a morte milioni di persone nel rispetto delle leggi. C’è anche l’umanità dell’uomo, i diritti dei più deboli e della terra.


Noi preti non abbiamo alcun potere di intervento. Mentre chi il potere ce l’ha sembra spettatore distratto o, forse, indifferente o altro. Non pensiamo che tutto possa essere cambiato o riconvertito con un gesto magico.
Ci rivolgiamo, dunque, al cuore e alle coscienze delle persone, anche quelle di “casa nostra”, che ancora non hanno sepolto sotto i soldi, il potere e l’avidità quei valori minimi e indispensabili per essere comunità e persone capaci di rispetto, dialogo, solidarietà, senso del bene comune e del buon vicinato.
Cogliamo l’occasione per esprimere la nostra vicinanza alle famiglia di Premaor e a tutte le famiglie che vivono situazioni di paura, disagio e sofferenza, rese ancor più tristi dall’indifferenza.
Concludiamo con questa citazione dell’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti, n° 122: “Lo sviluppo non deve essere orientato alla accumulazione crescente di pochi, bensì deve assicurare “I diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli”. Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure aldi sopra del rispetto dell’ambiente, poiché chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti”.

A tutti voi pace e bene. Sinceramente.


don Adriano Sant, parroco di Cison e Tovena
don Gianpietro Zago, parroco di Valmareno
padre Francesco Rigobello, parroco di Follina
padre Michele Stocco, Collaboratore di Follina
don Maurizio Dassie, parroco di Combai, Farrò, Miane
diac. Costantino Cusinato di Follina
diac. Gino Poletta di Valmareno