Fonte : Bio’s, 2021 – rivista ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi

Testo di Fiorella Belpoggi - Direttrice Area ricerca – Istituto Ramazzini - Bologna



Agroecologia per aiutare il pianeta - La FAO afferma che l’agricoltura biologica è un sistema che si basa sulla gestione olistica dell’ecosistema piuttosto che su scelte che derivino da esigenze esterne all’ecosistema stesso. L’agricoltura biologica considera i potenziali impatti negativi sull’ambiente e la società che le pratiche agricole potrebbero avere eliminando l’utilizzo di prodotti di sintesi quali i fertilizzanti chimici, i pesticidi, i farmaci veterinari, le sementi geneticamente modificate, conservanti, additivi e le radiazioni ionizzanti. Nell’agricoltura biologica tutto questi interventi “artificiali” vengono sostituiti da pratiche agricole specifiche per ogni coltivazione che aumentano la fertilità del suolo e prevengono l’infestazione e le malattie delle piante


Biologico - L’agricoltura biologica viene definita come “ un sistema olistico di gestione della produzione agricola, che promuove e aumenta la salute dell’agro-ecosistema, cioè la biodiversità, i cicli biologici delle coltivazioni e la naturale attività dei suoli coltivati. L’agricoltura biologica si concentra sull’uso delle pratiche agricole piuttosto che sull’uso di interventi artificiali esterni all’agricoltura, tenendo conto che ogni regione del globo richiede sistemi di coltivazione che si adattino alle condizioni locali. Questo approccio si avvale, quando possibile, di metodi agronomici, biologici e meccanici per andare incontro ad ogni specifica esigenza all’interno del sistema” (FAO/WHO Codex Alimentarius Commission, 1999).


Capacità di produrre cibo sano per tutti - La sicurezza alimentare non è solo una questione di capacità di produrre cibo, ma soprattutto di rendere accessibile il cibo. La produzione di cibo globale è più che sufficiente per alimentare la popolazione del globo, il problema è quello di farlo pervenire a coloro che ne hanno bisogno. (http://www.fao.org/organicag/oa-faq/oa-faq1/en/)


D
al campo alla tavola = Farm to fork -
A fine maggio 2020 la Commissione europea ha pubblicato l’attesa strategia “Farm to Fork”, come parte importante dell’European Green Deal, l’ambiziosa proposta legislativa in tema di ambiente a cui ha lavorato la nuova Commissione, insediata nel dicembre 2020 e in carica per i prossimi 5 anni. La “Farm to Fork” è stata studiata per trasformare il sistema alimentare europeo, rendendo più sostenibile sotto diversi aspetti e riducendo il suo impatto sui Paesi terzi. Le reazioni della società civile alla strategia sono state generalmente positive, soprattutto per gli ambiziosi obiettivi che si pone e per l’approccio globale che la caratterizza. La strategia “Farm to Fork” tocca molti aspetti della filiera, dall’agricoltura fino al modo in cui vengono etichettati gli alimenti. La strategia Farm to Fork (F2F) è il piano decennale messo a punto dalla Commissione europea per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. È la prima volta che l’Unione europea cerca di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando naturalmente per la distribuzione. L’obiettivo di fondo è rendere i sistemi alimentari europei più sostenibili di quanto lo siano oggi. Ogni Stato membro dell’Ue dovrà seguirla, adottando norme a livello nazionale che consentano di contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’Ue. I Paesi membri godranno di eventuali misure di sostegno aggiuntive nel corso dell’implementazione della strategia (https://www.slowfood.it ).


E’
possibile questo cambiamento? - In Italia, con un decreto legge approvato dalla Camera nel dicembre 2018, è stato fatto un importante passo avanti per incentivare l’agricoltura biologica. Quello che ci colpisce è la contrarietà di oltre 400 esperti di diverse discipline, firmatari della lettera che il 9 gennaio 2020 è stata indirizzata a tutti i senatori della Repubblica chiedendone il ritiro. Nella lettera degli esperti l’agricoltura biologica e soprattutto quella biodinamica vengono etichettate come pratiche antiscientifiche. Anche la senatrice Elena Cattaneo, firmataria della lettera, ha dichiarato che “Il documento - che continua a raccogliere adesioni (sono quasi 400) - per la prima volta demolisce la “bella ma impossibile” narrazione del biologico spiegando, dati alla mano, le falle di una comunicazione a senso unico e, a mio parere, ingannevole.” Evidentemente gli esperti non conoscono l’enorme mole di dati scientifici peer-reviewed attualmente disponibili che mettono in evidenza come l’uso di pesticidi, così come l’uso smodato di farmaci negli allevamenti intensivi, rappresentino un rischio grave per la salute degli esseri viventi, ed in particolare dell’uomo, a livello globale, oltre che una minaccia per la sostenibilità della vita sul pianeta. E ce lo dice anche la FAO.


F
AO e i dati - Quello che noi oggi sappiamo è che in un ettaro di agricoltura convenzionale vengono usati in Italia circa 100 chilogrammi di pesticidi e fertilizzanti di sintesi all’anno, pari a circa 1,3 miliardi di chili l’anno sul territorio agricolo nazionale, circa 14 Kg per abitante. Il consumo totale di prodotti di sintesi per l’agricoltura a livello mondiale nel 2017 è stato di 6.052.563.338 Kg/anno pari a circa 80 Kg a testa, comprendendo anche coloro che non hanno nulla da mangiare. Questi sono i numeri che conosciamo e bastano a farci comprendere che l’uso della chimica in agricoltura è un problema enorme, che riguarda tutto il pianeta (FAOSTAT 2017; http://www.fao.org/faostat/en/#data, sezione inputs). Il 21 maggio 2021, il Senato ha approvato il Ddl sul biologico, ma ancora una volta la senatrice e scienziata Elena Cattaneo, nonostante i dati, si espressa duramente in merito all’agricoltura biologica e per quanto riguarda quella biodinamica l’ha definita una “truffa scientifica“. È accaduto prima che il Senato approvasse il Ddl sul biologico, un nuovo “strumento” che regola la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola con metodo biologico, con tanto di marchio “Biologico Italiano” a disposizione dei produttori. L’errore della Senatrice Cattaneo sta nel fatto di aver limitato il concetto di agricoltura biodinamica a quelle pratiche che lei deride. In realtà l’uso dei preparati da lei citati, ereditati dalle lezioni di Rudolf Steiner del 1924, sono solo un aspetto di quelle pratiche. Gli agricoltori biodinamici non sono rimasti a Steiner. Per tutti gli anni ’20 e ’30, alcuni grandi agronomi tedeschi hanno compiuto studi ed esperienze sul campo sia in Europa che negli Usa, avviando una scienza alternativa all’agricoltura chimica. Forse il maggiore esponente di questa scuola – formatosi in una Germania in cui numerosi scienziati hanno studiato per decenni la natura dell’humus – è Ehrenfried Pfeiffer, l’autore de La fertilità della terra (1938). Uno dei principi fondamentali del testo, che considera il “terreno agricolo un essere vivente”, e di tutta l’agronomia biodinamica, è che “la salute delle piante dipende dalla salute del terreno, dalla sua fertilità”. E io aggiungo: la salute dell’uomo Ed è questo il segreto del successo di tale modello di produzione. Gli agricoltori biodinamici curano la fertilità del suolo, proteggono l’humus, ne garantiscono la stabilità. Ed è questo che sta alla base di tutto. Dopo decenni di concimazione chimica, quella propugnata dalla senatrice Cattaneo, i suoli agricoli hanno perso molta parte della loro sostanza organica, così che le piante si nutrono direttamente coi sali dei fertilizzanti. Non sa la senatrice che l’agricoltura da lei difesa si fonda su un bilancio energetico completamente passivo e consuma ingenti quantità di petrolio? Che la concimazione chimica e l’uso di fitofarmaci inquina le falde idriche, è responsabile della degradazione dei suoli e porta alla desertificazione, distrugge la biodiversità, comporta la perdita di terre fertili in tutto il mondo e che tutto questo è documentato da migliaia di pubblicazioni scientifiche? E ignora che agricoltura e allevamenti contribuiscono almeno per il 30% al riscaldamento climatico? Non sa che, dopo gli oceani, il suolo è il più grande deposito di carbonio del pianeta e che le agricolture organiche non solo conservano la fertilità, ma consumano meno acqua, meno energia, catturano carbonio e limitano la produzione di gas serra? (Bevilacqua, 2021).


G
uardiamo i numeri - In 50 anni sono stati messi sul mercato milioni di formulati di pesticidi diversi; ogni volta che si procedeva alla registrazione di un nuovo prodotto, gli altri, già sul mercato con le stesse caratteristiche e le stesse indicazioni, non venivano ritirati, anzi, se erano più pericolosi del nuovo formulato, venivano semplicemente esportati nei paesi in via di sviluppo. Continuando con l’attuale sistema, nel 2050 si saranno accumulati sul mercato ulteriori milioni di formulati obsoleti e pericolosi. Inoltre, se per i principi attivi è necessaria la registrazione (in Europa il regolamento REACH), la composizione dei formulati fa parte del segreto industriale, quindi non è possibile sapere cosa contengono: non sappiamo a cosa siamo realmente esposti ed è stato dimostrato che gli effetti avversi dei formulati rispetto al principio attivo sono più gravi. Intanto in Italia il rapporto predisposto dall’ISPRA nel 2018 ha messo in evidenza una situazione estremamente preoccupante: Sono state trovate ben 259 sostanze diverse appartenenti alla categoria dei pesticidi. Gli erbicidi sono ancora le sostanze più rinvenute, soprattutto a causa dell’utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità di inizio primavera, che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Rispetto al passato è aumentata notevolmente la presenza di fungicidi e insetticidi. Le vendite di prodotti fitosanitari nel 2015 sono state pari 136.055 tonnellate (63.322 ton. i principi attivi). Si vendono meno prodotti fitosanitari rispetto al massimo del 2002, ma nel periodo 2014-2015 si registra un’inversione di tendenza significativa. Importante è la diminuzione (-36,7%) della vendita di prodotti molto tossici e tossici. Rispetto alla media nazionale delle vendite rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU), pari a 4,6 kg/ha, nettamente al di sopra sono: Veneto con oltre 10 kg/ha, Provincia di Trento, Campania ed Emilia-Romagna superano gli 8 kg/ha e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg/ha. I dati del biennio evidenziano più che in passato, la presenza di miscele di contaminanti nelle acque, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione. La contaminazione da pesticidi è un fenomeno complesso e difficile da prevedere, sia per il grande numero di sostanze impiegate, sia per la molteplicità dei percorsi che possono seguire nell’ambiente. Si deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione, e che lo schema di valutazione basato sulla singola sostanza non è adeguato. È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, con un approccio più cautelativo in fase di autorizzazione. http://www.isprambiente.gov.it/files2018/pubblicazioni/rapporti/Rapporto_282_2018.pdf

 

Hazard e risk assessment - come viene stabilita la pericolosità- Gli studi di tossicità, oggi come nel passato, vengono eseguiti senza tenere conto delle dosi reali a cui i cittadini sono esposti, quasi sempre la somministrazione avviene solo in età adulta, ignorando la fase prenatale e neonatale della vita, in cui vi è una maggiore suscettibilità; sono state così ignorate gravi conseguenze di esposizioni precoci, come molte malattie degenerative, compreso il cancro, che possono svilupparsi in seguito ad esposizioni nelle prime fasi della vita e svilupparsi solo in tarda età. Gli studi sui pesticidi, così come concepiti finora, sono poco sensibili. Non tengono conto del fatto che oggi siamo passati dalle esposizioni ad alte dosi nel mondo del lavoro, fra gli addetti alla produzione e all’utilizzo, ad esposizioni ambientali con bassissime dosi dovute a residui oppure a contaminazione, che coinvolgono però tutta la popolazione del pianeta. Le linee guida dell’OECD oggi in vigore richiedono un aggiornamento sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche, poiché oggi è certo che danni neurotossici ed interferenza con il sistema endocrino da parte dei pesticidi si esplicano proprio a dosi molto basse, spesso al di sotto di quelle ritenute sicure e regolate da limiti di legge. E proprio la richiamata Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) ha recentemente pubblicato sulla sua Library un rapporto esaustivo sullo stato dell’arte della diffusione e dell’uso di pesticidi e fertilizzanti nei territori coltivati dei Paesi di pertinenza. In particolare OECD ci dice che, in termini economici, l’inquinamento da azoto da solo, per esempio, ha avuto un costo per l’Unione Europea fra 70 e 320 miliardi di Euro l’anno in termini di interventi per la salute ambientale e della popolazione. https://doi.org/10.1787/63942249-en.


I
rischi - Possiamo con ragionevole certezza affermare che la relazione fra i pesticidi e la salute umana è stata ampiamente indagata e che è stato riscontrato un nesso causale certo fra i danni neurologici per l’infanzia e i rischi cancerogeni (in particolare tumori ematologici) nella popolazione esposta per motivi occupazionali. Anche in Italia, in relazione a tutte le cause di decesso, si sono riscontrati livelli di rischio generalmente più elevati per i lavoratori e le lavoratrici del settore agricolo rispetto agli altri settori, e le cause degli aumenti di rischio sono da ricercare nei profondi cambiamenti che negli ultimi decenni hanno mutato il volto dell’agricoltura, vale a dire l’impiego massiccio e sistematico di sostanze chimiche di sintesi (fungicidi, diserbanti, insetticidi e concimi). E’ difficilmente credibile che anche le esposizioni ambientali di chi vive nelle aree agricole possano essere scevre da rischi: le molecole dei pesticidi sono ormai entrate stabilmente nel nostro habitat, contaminano le acque, i terreni, gli alimenti e si ritrovano nel cordone ombelicale e nello stesso latte materno. Esse agiscono a dosi infinitesimali, sono presenti ormai in veri cocktail di principi attivi ed interferiscono con funzioni importanti e delicatissime quali quelle ormonali, riproduttive, metaboliche. L’allarme che tutto ciò comporta, almeno nella parte più responsabile del mondo scientifico, è crescente.


L
imiti sicuri? - Come esempio del fatto che i limiti ritenuti sicuri in verità il più delle volte non siano mai stati studiati, ma determinati a tavolino, voglio portare l’esempio del nostro studio sugli erbicidi a base di glifosato (Glyphosate Based Pesticides = GBH). L’istituto Ramazzini ha eseguito uno studio pilota sul glifosato e il suo formulato Roundup. La dose utilizzata è stata la dose giornaliera equivalente a quella ammessa negli Stati Uniti per l’uomo, e cioè l’Acceptable Daily Intake (ADI) di 1,75 mg/kg p.c./giorno, mai studiata prima su organismi viventi. Teniamo conto del fatto che le agenzie regolatorie ci dicono che l'ADI è una stima della “quantità di una sostanza in cibo o acqua da bere, espressa in base alla massa corporea, che si stabilisce possa essere ingerita quotidianamente per tutta la vita da parte degli esseri umani senza rischi rilevabili per la salute”. Cioè l’ADI utilizzata è il limite giornaliero ritenuto sicuro per l’uomo negli USA. I risultati dello studio hanno dimostrato che il trattamento con GBH, alla dose ADI citata e dopo un periodo relativamente breve di esposizione (equivalente nell’uomo ad un’esposizione dalla vita embrionale fino ai 18 anni), comporta un effetto di bioaccumulo del glifosato nei tessuti, proporzionale al tempo di trattamento, e l’alterazione di alcuni importanti parametri biologici, in particolare relativi allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e al microbioma intestinale. Quindi il limite ADI non è sicuro.


M
anca una seria strategia di prevenzione - Di fronte a queste considerazioni appare sempre più urgente imboccare l’unica strada che fino ad ora non è mai stata percorsa, né per vincere la guerra contro il cancro, né per evitare l’insorgenza di altre patologie, ovvero la strada della Prevenzione Primaria, cioè l’identificazione delle sostanze che comportano un rischio, il bando o almeno una drastica riduzione dell’esposizione a tutti quegli agenti chimici e fisici già ampiamente noti per la loro tossicità e cancerogenicità.


N
on si tratta di parole, ma di azioni concrete - Il tema dell’agricoltura biologica si inserisce proprio in una strategia di prevenzione primaria delle malattie, ma anche di sostenibilità ambientale ed economica per garantire la vita all’uomo e agli altri esseri viventi della terra.


O
ra più che mai la questione è urgente e globale - L’Ordine Nazionale dei Biologi è fortemente coinvolto nella transizione del sistema di produzione agricolo, attraverso l’opera di informazione e sostegno ai consumatori/pazienti da parte dei propri professionisti, che accolgono con favore un cambiamento epocale della nostra agricoltura e delle politiche di sicurezza alimentare.


P
are a questo punto necessario ricordare che nel 2015 - secondo il Lancet Report, nel mondo si sono registrate 9.000.000 milioni di morti premature per cause ambientali (tre volte di più di AIDS, tubercolosi e malaria messe insieme), che l’agricoltura convenzionale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, è una delle maggiori fonti di inquinamento, che il sistema regolatorio internazionale non ci garantisce la sicurezza dei prodotti destinati all’agricoltura convenzionale, e quindi del nostro cibo, che produzione di CO2 e inquinamento delle acque superficiali e di falda correlati alla produzione agricola mettono in pericolo l’ecosistema. Questi sono dati di fatto riconosciuti da scienziati di autorevoli Università, dall’organizzazione Mondiale della Sanità, dalla FAO, ecc. Forse proprio la senatrice Cattaneo e i suoi colleghi firmatari soffrono di ideologia arretrata rispetto ai cambiamenti richiesti a livello globale per un modello di sviluppo sostenibile, cioè per un Bene Comune.


Q
uesto dizionario si ferma ora a poche parole decisive per un nuovo approccio nella produzione agricola:

La differenza essenziale tra le azioni e le opere sta nel fatto che le azioni hanno vita effimera, mentre le opere restano. Le opere infatti sono di qualità ben superiore in quanto frutti dell'intelligenza pura e innocente che esala come profumo dal mondo della volontà”.
Arthur Schopenhauer.” 1788-1860.