Dott. Giovanni Beghini - ISDE Verona, PAN Italia



Da molti anni il mio interesse professionale e personale è volto a capire la portata dell'impatto su ambiente e salute dell'uso sconsiderato di pesticidi a cui siamo arrivati in una cinquantina di anni. 

Come per altri fattori di inquinamento, l'allarme sanitario è arrivato dopo trenta o quaranta anni, ma in questo caso non è stato per nulla sufficiente nè per superare il problema nè ad elaborare alternative sostenibili. 
L'agricoltura, e l'allevamento sono diventati sempre più dipendenti dalla chimica e quindi dalle industrie multinazionali, distruggendo tradizioni locali, colture tradizionali, economie di filiera corta, professionalità sedimentate. Realizzando invece monoculture diffuse, scomparsa di biodiversità, reti di distribuzione monopolistiche, accumulazioni enormi di capitali ed impoverimento del tessuto produttivo.

In questo momento in cui abbiamo scoperto con il virus Covid19 la fragilità di tutte le certezze, le conseguenze dell'alterazione degli ecosistemi che in pochi anni abbiamo compiuto, la mancanza di resilienza delle strutture economiche e sociali, la differenza degli effetti della pandemia a seconda del livello di potere economico e culturale dei popoli, si rende ancora necessario agire.

Sappiamo bene come è la situazione in Italia, e anche in Europa, nel Veneto e nella mia provincia, Verona, quella con il consumo di pesticidi maggiore in assoluto.

Mi ha sempre interessato capire come è l'uso di queste sostanze al di fuori dell'Europa.
Tempo fa è apparso di sfuggita sulla stampa un accenno alle esportazioni di pesticidi che partono dall'Europa e ho cercato di approfondire con grande interesse il tema. In seguito, pensando che potesse essere utile anche ad altri, ho deciso di diffondere le informazioni essenziali che sono riuscito a recperare.

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La mirabile ricerca, condotta da Greenpeace e PublicEye nella primavera di quest'anno, è stata lo spunto per sviluppare poi un minimo di accenno della situazione planetaria, cosa che per essere esaustiva come vorrei, necessiterebbe di tempi e mezzi che non dispongo ma che permette forse di farsi un'idea meno confusa.
Quel che ho capito, è quello che ognuno già sa: le multinazionali governano le scelte dei governi, in Europa come nel resto del mondo e impongono, con mezzi diversi a seconda delle circostanze, una agricoltura che qui chiamano integrata e in Africa invece chiamano "aiuti agli agricoltori" e così via. 
In ogni paese, in Europa e altrove, esistono movimenti, più o meno organizzati e consapevoli, che hanno scelto di praticare agricolture in sintonia con ambiente e salute, producendo cibo sano e evitando di inquinare le matrici ambientali.
E' evidente, in questa ricerca, come il pesticida vietato in Europa ritorni nel luogo dal quale è partito. Ci sono reazioni diverse a questo fatto, quella egoistica di chi si oppone perchè deve usare cibo inquinato e quella globale, anche nostra, che vorrebbe evitare di avvelenare i popoli e gli ambienti extraeurope,i oltre a noi stessi.

Gli obiettivi che questa piccola ricerca esprime sono nel solco della annosa lotta per una agricoltura pulita.  Per primo quello di rafforzare la pressione delle ONG che stanno chiedendo alla Commissione Europea di fermare questo commercio, riconoscendo ai popoli extraeuropei gli stessi diritti alla salute che abbiamo noi.
Secondo è rafforzare la conoscenza delle informazioni in modo che anche in Italia ci siano nuove spinte alla lotta contro i pesticidi di sintesi chimica, ai cibi, alle acque e terre inquinati. 
Terzo che questi movimenti, che esistono e sono forti e coscienti in ogni parte del mondo, raggiungano la forza di conoscersi, evolvere, opporsi, costruire alternative.
Non è sufficiente che qualche persona, o piccoli gruppi, portino avanti questa lotta, non porta a risultati utili.
Proviamo a valorizzare, oppure a smascherare, la strategia europea "From Farm to Fork". Può essere una buona opportunità, se riusciamo a costruire un sentiero fatto di tappe precise e rispettate.

Mi scuso per l'impaginazione a volte non riuscita bene, e per le immagini sfocate, buona lettura.

Giovanni Beghini