La bibliografia scientifica che evidenzia la relazione tra l'uso dei pesticidi in agricoltura e il deterioramento della salute delle popolazioni esposte è, drammaticamente, sempre più estesa. Poche, invece, sono le informazioni tecniche sui meccanismi che spiegano in che modo questi pesticidi arrivano alle popolazioni.

Diffuse in atmosfera, le particelle di miscela non ricadono soltanto a terra nelle vicinanze dell’area trattata, ma si disperdono oltre il bersaglio per centinaia e centinaia di metri favorite dalla pressione di vapore del composto, dalla tipologia e dall’intensità di diffusione dell’irroratrice, dalla densità e mobilità dell’aria e soprattutto dal vento.

Il fenomeno della diffusione dei pesticidi in atmosfera è chiamato ‘deriva’.












Uno dei più importanti contributi scientifici sul fenomeno della deriva dei pesticidi usati in agricoltura è quello dell’Ingegnere chimico argentino, Marcos Tomasoni che qui presentiamo sinteticamente. Il suo è un approccio ad ampio raggio sui movimenti dei pesticidi in atmosfera che prende in considerazione anche gli effetti climatici e fisiochimici nei tempi successivi all’applicazione.

Secondo Marcos Tomasoni, ci sono tre tipi di deriva:

1) deriva primaria: è quella che si produce al momento dell’irrorazione
2) deriva secondaria: è quella che si genera nelle ore successive
3) deriva terziaria: è quella che si può verificare settimane, mesi o anni successivi all’applicazione

La Deriva Primaria è quella che si può produrre al momento dell’applicazione, mentre si sta diffondendo il pesticida. Questa è la deriva maggiormente studiata dalla bibliografia scientifica e può essere minimizzata ottimizzando i diversi fattori che condizionano la deriva di pesticidi.

Terminata l’applicazione, gli effetti dei fattori climatici come le alte temperature, la forte irradiazione, la bassa umidità relativa, il cambiamento di velocità e la direzione del vento e la reversione termica possono provocare una rivolatilizzazione e evaporazione degli agrochimici sparsi. Questa nube chimica può registrare maggiori livelli di concentrazione grazie ai pesticidi che evaporano e alle gocce che non sono ancora cadute durante la deriva primaria (in particolare le gocce di minore dimensione), e può muoversi on ogni direzione anche fuori dal campo asperso generando la cosiddetta Deriva Secondaria.
Il fenomeno può estendersi anche fino alle 24h successive all’applicazione, se le condizioni climatiche sono favorevoli.  Nella quasi totalità delle investigazioni sulle derive di pesticidi non si considera il fenomeno delle derive secondarie. La Deriva Secondaria è incontrollabile in quanto funzione dell’interazione dei fattori climatici con i pesticidi e non è possibile controllare il clima.

La diffusione di pesticidi e i relativi residui, al di fuori del campo polverizzato, in tempi successivi all’applicazione viene chiamata Deriva Terziaria; qui si ragiona in tempi lunghi settimane, mesi o anni a causa di diversi fenomeni.
Tutti i pesticidi che non sono andati a segno durante l’applicazione, possono comportarsi in base ai seguenti fenomeni:
    • Decomposizione chimica in molecole minori (considerati metaboliti o residui)
    • Reazione chimica con molecole ambientali, in particolari quelle del suolo;
    • Adsorbimento e assorbimento con sottostrati del suolo
    • Lisciviazione in correnti d’acqua
    • Accumulazione di microorganismi, insetti o specie maggiori
    • Cambiamento di fase in stato gassoso
Ognuno di questi fenomeni, la combinazione o la sinergia tra di essi, fa sì che i pesticidi o i loro residui derivino a distanze tanto lontane dal loro punto di applicazione quanto i movimenti degli strati atmosferici più alti facilitino la loro movimentazione.

La vasta quantità di studi che rilevano la contaminazione ambientale di questi composti, dimostrano che le molecole di pesticidi viaggiano per molti chilometri nell’aria, si infiltrano nei corsi d’acqua, viaggiano attraverso i fiumi, si scaricano attraverso la pioggia, si diffondono nel pulviscolo ambientale, e trovano molti modi per arrivare a noi.

Ma le raccomandazioni per minimizzare le contaminazioni dovute alla deriva dei pesticidi finiscono per essere sterili indicazioni, perché [conclude Marcos Tomasoni] non è possibile controllare le molecole dei pesticidi nel momento in cui si sperdono nell’ambiente. In base ai temi sviluppati possiamo affermare che non esistono applicazioni di pesticida controllabili, perché fondamentalmente ciò che non si può controllare è la interazione tra il clima e i fenomeni fisiochimica dei pesticidi, dei loro residui e dei coadiuvanti e tensioattivi.



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