Anche se scritte un mese fa, non perdono di attualità le domande e le riflessioni presenti in questa lettera di Ivana Paola Trapin, del Comitato per la creazione del distretto biologico in Trentino.
Questa domanda la può sintetizzare: "Per combattere il coronavirus, che causa una patologia respiratoria, devo starmene a casa, ma vicino a casa mia l’aria è piena di pesticidi e tra le diverse patologie che mi possono causare ci sono anche quelle respiratorie. La domanda mi viene spontanea: con quale protezione mi ritrovo?"

 
 Oggi tutti noi stiamo vivendo un momento molto particolare e delicato, tanti di noi non hanno mai vissuto una cosa simile, l’essere umano come il resto degli esseri che vivono su questa terra si sono dovuti adattare a diversi cambiamenti, anche il Coronavirus lascerà il suo segno.

Tutti noi (o per lo meno la maggior parte) in questo momento stiamo rispettando le diverse ordinanze finora imposte, rimaniamo rinchiusi nelle nostre case e ci limitiamo a fare solo il minimo indispensabile, tutto questo per evitare di contagiarci a vicenda e di produrre l’affollamento negli ospedali.

Purtroppo, mentre noi dobbiamo fare tutto ciò (con lo stress che ne consegue) e mentre tutto il mondo della sanità lotta per la sopravvivenza altrui e propria; mentre una parte minima della popolazione continua a lavorare e la maggior parte sta a casa, il mondo agricolo deve andare avanti. Cosa giusta e necessaria, dato che dobbiamo continuare a nutrirci, ma il fatto che mi sorprende e mi sconcerta è che i trattamenti sono permessi.

Abito in una zona agricola e precisamente in Val di Non ed è già da qualche giorno che devo rinchiudermi ancora di più perché non posso permettermi di respirare veleni, tra questi il Clorpirifos, insetticida che è stato revocato ma purtroppo ne viene consentito il suo utilizzo fino al al 16 aprile.

Ci tengo a riportare le parole tratte dalla pubblicazione su questo argomento dal sito dell’ISDE: “Esposizione residenziale a pesticidi e salute umana ( P.Gentilini,Il Cisalpino settembre 2019). Secondo la definizione di ISPRA ”i pesticidi sono molecole di sintesi selezionate per combattere organismi nocivi e per questo generalmente pericolose per tutti gli organismi viventi , per raggiungere lo scopo queste molecole sono infatti state progettate per interferire con funzioni essenziali quali: respirazione, produzione di energia, trasmissione nervosa, riproduzione etc; queste funzioni sono tuttavia comuni alle varie forme di vita, in quanto selezionate durante l’intera evoluzione, per cui l’azione tossica va ben oltre il solo bersaglio cui sono indirizzati ed anche l’uomo ne è vittima involontaria. Sono ampiamente documentati incrementi statisticamente significativi nella popolazione residente in prossimità di aree agricole di patologie quali, cancro, diabete, asma, bronchite cronica, bronco pneumopatia, malattie cardiovascolari, ipertensione, obesità, disfunzioni ormonali, riproduttive, insufficienza renale.”

Mi soffermo su quest’ultima frase perché mi trovo in una situazione alquanto assurda: per combattere il coronavirus, che causa una patologia respiratoria, devo starmene a casa, ma vicino a casa mia l’aria è piena di pesticidi e tra le diverse patologie che mi possono causare ci sono anche quelle respiratorie. La domanda mi viene spontanea: con quale protezione mi ritrovo?

Dal mondo scientifico si richiede di bandire totalmente il clorpirifos, l’organofosforico più in uso, perché nessuna dose può essere ritenuta sicura per il normale sviluppo cerebrale dell’uomo. Uno studio condotto in Trentino su residenti in prossimità dei meleti ha dimostrato che in coincidenza dei trattamenti aumentano nelle urine i cataboliti dei pesticidi e ciò comporta disfunzioni mitocondriali con formazione di specie reattive dell’ossigeno(ROS) e deficit nei meccanismi di riparo del DNA. Se il mondo scientifico ha in mano diversi studi che confermano la tossicità di questo tipo di sostanze, come è possibile che nonostante la revoca venga ancora utilizzato? E com’è possibile che tutti questi trattamenti non essenziali vengano eseguiti in questo momento, in cui noi cittadini dobbiamo difendere la nostra salute più che mai? Se l’obbiettivo è quello di preservare la salute dei cittadini e per farlo dobbiamo stare rinchiusi e trattare di rinforzare le nostre difese ed arieggiare spesso le nostre abitazioni, credo sia un po’ controproducente che continuino i trattamenti! E’ chiaro che se l’ambiente è pieno di sostanze chimiche non biodegradabili e cumulabili (come lo sono i pesticidi) le nostre difese si indeboliranno con la conseguenza che si ammaleranno molte più persone e quindi non sarà servito a molto fare ciò che abbiamo fatto fin qui.

Credo sia giusto che l’agricoltura vada avanti, ma non i trattamenti con sostanze dannose per l’ambiente e per la salute. Chiediamo, per rispetto della salute delle persone che abitano in vicinanza delle zone agricole, che vengano interrotti i trattamenti, è un nostro diritto, come è un nostro dovere rispettare le diverse ordinanze.

Volevo chiudere questa riflessione con un estratto dalla risposta da parte della Commissione UE a un’interrogazione sulla cimice asiatica. “L’obbiettivo fondamentale della normativa dell’UE relativa all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari è assicurare un elevato livello di protezione della salute umana, animale e dell’ambiente”.


Trapin Ivana Paola

 

 

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