Gli scienziati affermano che non ci sia una dose accettabile che possa evitare danni al cervello. Il suo uso è stato bandito da diversi paesi europei. Inoltre i suoi residui sono stati trovati in cesti per frutta, su piatti usati per mangiare e in campioni di urina umana da tutta l’Europa.

Il suo nome è chlorpyrifos. Di seguito si spiega perché questa sostanza chimica e i rischi derivanti sono quasi sconosciuti al pubblico.

 
Il chlorpyrifos uccide gli insetti su verdure e frutta in crescita.

Thomas Backhaus, professore di ecotossicologia e scienze dell’ambiente all’Università di Gothenburg, afferma che c’è voluto molto tempo per riconoscere questa sostanza come una tra le più dannose.
“A confronto con il glifosato, il principio attivp del Roundup, il chlorpyrifos è stato per molto sotto traccia. Quando parliamo di diserbanti come il glifosato che uccide le erbe, per l’uomo è possibile sopportarne gli effetti poiché non c’è in noi la clorofilla e quindi non ne veniamo direttamente colpiti. Quando invece parliamo di insetticidi c’è il problema che questi colpiscono tutti gli animali che hanno un percorso di crescita, inclusi noi uomini, afferma il professore.
Le preoccupazioni di Backhaus sono ben note presso i circoli accademici e sono condivise da altri ricercatori.
Philippe Gr, professore di medicina ambientale all’Università della Danimarca Meridionale e alla Scuola di Salute Pubblica di Harward negli USA, nota che i danni al cervello connessi al chlorpyrifos sono stati verificati anche alla minima dose riscontrabile. “Ciò significa per definizione che non si può stabilire quale sia la dose tollerabile al consumo, ma questa dose deve essere nulla, egli afferma.
Gli effetti tossici del chlorpyrifos non sono in discussione. La questione irrisolta è fino a qual punto l’uso do chlorpyrifos è dannoso per tutti gli organismi viventi come i pesci nelle acque vicine ai campi sottoposti all’’insetticida o per gli agricoltori che nei campi lavorano o per chiunque mangi prodotti trattati con tale sostanza.


LA DIFFUSIONE

I test su campioni di cibo in tutti i paesi della UE nel 2016, evidenziano la presenza di chlorpyrifos e chlorpyrifos-metile nel 5,5% dei 76.200 campioni scelti, come riportato dall’istituzione europea EFSA ( European Food Safety Authority). Se guardiamo solo ai risultati di un campionamento randomizzato basato su prodotti alimentari non sottoposti ad alcun processo presso gli stabilimenti di produzione nell’EU, questa percentuale è del 6,2% secondo il “Pesticide Action Network Europe”.
In riferimento ai campioni scelti dall’EFSA, 847 contengono chlorpyrifos e chlorpyrifos-metile sopra il limite massimo residuale (MRL). Ad ogni modo gli scienziati dell’ambiente ritengono che i livelli residuali del chlorpyrifos dovrebbero essere “zero”.
Nei paesi dove l’uso del chlorpyrifos è stato bandito, questo pesticida raggiunge comunque i consumatori attraverso la libera circolazione delle merci nel mercato interno. Nel 2013, ricercatori svedesi hanno notato la presenza di chlorpyrifos ed altri pesticidi nelle urine di donne di mezza età, un gruppo caratterizzato dal notevole consumo di frutta e verdura.
L’uso di chlorpyrifos non è mai stato segnalato in agricoltura in Svezia.
Nel 2016, studi fatti per il Ministero dell’Ambiente in Danimarca hanno rilevato la presenza di chlorpyrifos nelle urine di bambini e delle loro madri in nove casi su dieci. I ricercatori hanno suggerito la possibile relazione tra il chlorpyrifos e lo sviluppo di ADHD (Disturbo da iperattività e da deficit di attenzione).
Nella Vallonia, la parte di lingua francese del Belgio, l’Istituto Scientifico Pubblico ha scoperto nel 2018 residui di chlorpyrifos nel 100% dei campioni di urine di 258 scolari di età tra i 9 e i 12 anni.
Un recente studio in California ha messo in relazione autismo e danni precoci al cervello con l’esposizione prenatale e di bambini appena nati al chlorpyrifos.
Lo studio ha rilevato che il rischio di danni al cervello per i bambini aumenta se la madre è stata esposta al pesticida vivendo vicino a campi dove questo è stato spruzzato.
Lo studio fatto in California pubblicato nel marzo del 2019 ha provocato la messa al bando del chlorpyrifos nei più importanti stati agricoli degli USA. Altri cinque stati americani, Hawaii, Oregon, New York, Connecticut e New Jersey hanno annunciato che decideranno simili divieti.
A livello federale un divieto del chlorpyrifos è stato bloccato dall’amministrazione Trump fin dal 2017. Nell’aprile 2019, una corte ha ordinato all’Agenzia Americana della Protezione Ambientale di decidere per la metà di luglio se stabilirà il divieto della sostanza chimica in modo definitivo.

 

LA CONFUSIONE DELL’EUROPA

In Europa il dibattito scientifico sul chlorpyrifos è a mala pena conosciuto al di fuori dei circoli degli esperti e il processo decisionale sull’autorizzazione e sul divieto dei pesticidi è alquanto difficile da seguire.
I paesi della UE procedono con decisioni comuni se approvare o meno una sostanza chimica come il chlorpyrifos. L’uso del chlorpyrifos è stato approvato a livello UE fin dal 2016 mentre le decisioni per autorizzare prodotti il cui principio attivo è il chlorpyrifos e il loro uso viene lasciato agli stati membri.
Otto stati membri hanno bandito i prodotti contenenti chlorpyrifos o non ne hanno mai autorizzato l’uso: Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Slovenia e Svezia.
Il Regno Unito ha bandito l’uso di chlorpyrifos, con una eccezione, nel 2016. L’uso di chlorpyrifos non è stato autorizzato in Norvrgia e neppure in Islanda.
Il governo svizzero ha deciso di ritirare l’autorizzazione per 12 prodotti contenenti chlorpyrifos e chlorpyrifos-metile il 12 giugno secondo il giornale Tagblatt.
Poiché si suppone che le merci circolino liberamente all’interno dei confini della UE, il cibo trattato con una sostanza si diffonde conseguentemente ovunque. Questa è la ragione per cui i consumatori possono venire in contatto con frutta e verdura trattata con chlorpyrifos nei loro negozi di alimentari anche se l’uso di tale sostanza non è stato autorizzato nel loro paese.
Un sistema di allarme paneuropeo è stato messo a punto per le autorità nazionali al fine di rendere noto ad altre autorità la scoperta di cibi pericolosi. Questo sistema di allarme però scatta spesso dopo che tali cibi pericolosi sono stati venduti e consumati.

COME LE DITTE HANNO VOCE IN CAPITOLO

La valutazione sui possibili rischi sulla salute o sull’ambiente sono basati principalmente su studi pagati dagli stessi produttori
Nel caso del chlorpyrifos il maggior produttore è stato Dow Chemicals ora Corteva Agriscience, la divisione che si occupa di agricoltura di DowDuPont. Corteva Agriscience si è costituita compagnia a se stante il primo giugno 2019.
“Il ruolo dei produttori è ben evidente e conosciuto alla comunità scientifica. L’attuale valutazione fatta dai paesi UE sul chlorpyrifos è largamente basata su centinaia di studi finanziati e poi sottoposti alle autorità da Dow”, afferma Axel Mie, professore associato all’Istituto Karolinska, Dipartimento di Scienze Cliniche e dell’Educazione, a Stoccolma.
Con i colleghi Christine Ruden e Philippe Grangjean, Mie ha iniziato un dibattito scientifico.
I tre scienziati di scienze ambientali richiamano il fatto che i dati della ricerca datata 2000 mostrano effettivamente che il chlorpyrifos ha un impatto sullo sviluppo del cervelletto (“piccolo cervello”) nei ratti. Queste scoperte comunque non sono state riportate nelle conclusioni raccolte dalle autorità della UE.
Gli scienziati responsabili di questi studi oggetto di critiche, hanno respinto queste affermazioni. Essi argomentano che la perdita di peso del cervello dei ratti può essere spiegata con la conservazione del cervello nella formaldeide, prima di essere pesato e che nessun prodotto che contrasta i pesticidi è mai stato così estensivamente valutato.
Nel dibattito pubblicato nel giornale scientifico Environmental Health, in cui Grandjean è uno dei principali editori, i difensori del chlorpyrifos prima hanno affermato che non avevano interessi confliggenti.
In una seguente rettifica spedita nel maggio 2019, essi hanno dichiarato che al tempo in cui avevano sottoposto al giornale le loro determinazioni erano dipendenti di Dow Chemicals, la prima industria a registrare e a produrre il chlorpyrifos.

 

CORTEVA AGRISCIENCE RISPONDE

Abbiamo chiesto a Corteva Agriscience di commentare le imputazioni sopra specificate sul loro prodotto facendo loro queste domande:
1. La descrizione che abbiamo fatto del dibattito in corso sulla salute pubblica secondo voi è accurata?

2. L’omettere che alcuni scienziati sono dipendenti delle aziende produttrici è stato fatto intenzionalmente? Poteva tale circostanza essere trattata in modo diverso per minimizzare la percezione di inopportunità?

3. Come vede Corteva i test fatti con l’attuale sistema secondo cui le ditte finanziano la ricerca e sui quali poi gli USA, l’EU ed altri si basano per prendere le loro decisioni?

4. Corteva vuole commentare le criticità esposte da parte di alcuni scienziati dell’ambiente e dalle ONG che si oppongono ai suoi prodotti o fare altri commenti sui benefici di questi ultimi nella difesa di tutti i tipi di raccolti.

Dai suoi quartieri generali in Johnston, Illinois, USA, Corteva Agriscience ha scelto di rispondere per iscritto con due dichiarazioni.
“Chlorpyrifos è uno dei prodotti per la difesa dei raccolti più diffusamente studiati nel mondo ed è attualmente autorizzato in circa 100 paesi al mondo, inclusi gli USA e tutti i loro partner commerciali, e nella UE.
La regola dovrebbe limitarsi rigorosamente alla scienza e a dati completi e si dovrebbe seguire un processo disciplinato di revisione preordinato e trasparente.
Gli impieghi identificati di chlorpyrifos poggiano su cinque decadi di esperienza nell’uso, nella sorveglianza sanitaria sui lavoratori dell’ industria produttrice e sugli applicatori del prodotto e su più di 4000 studi e documenti.

 

NON CI E’ DATO DI CONOSCERE

L’attuale approvazione del chlorpyrifos da parte della UE scade il 31 gennaio 2020. Ciò potrebbe indicare che la storia del chlorpyrifos sia prossima ad una fine.
Purtuttavia questo potrebbe non accadere.
Gli analisti del mercato prospettano che la vendita chlorpyrifos vedrà una crescita significativa nei prossimi 5 anni, secondo la Persistance Market Research che pubblicherà una nuova relazione in agosto.
Esperti di alcuni stati UE, Spagna e Polonia, sin dal maggio 2017 hanno preparato una rivalutazione del chlorpyrifos e del chlorpyrifos-metile collegato per una nuova possibile accettazione di questi prodotti nell’autunno, prima che scada l’attuale approvazione.
Ci sono cinque ditte che producono chlorpyrifos registrate in Spagna incluso la Dow, attualmente Corteva.
Una delle cinque è FMC Corporation che fino al 2016 produceva chlorpyrifos nel suo stabilimento Cheminova in Danimarca dove l’uso del chlorpyrifos non è permesso.
La minuta di una relazione corretta di notevole volume è stata resa accessibile per dei commenti. Essa consiste di alcune migliaia di pagine e che richiedono quasi 90 megabits per scaricare la mole di dati dal sito di EFSA (European Food Safety Agency).
Non tutte le parti di questa relazione sono leggibili. La decisione proposta da Spagna e Polonia non è accessibile, poiché è stata occultata.
Questa occultamento di informazioni basilari è fatta da EFSA che ha il compito di predisporre le prossime decisioni della UE.

pesticidi - chlorpyrifos
Ma è legalmente giustificabile che EFSA tenga nascoste queste informazioni? La Convenzione di Aarhus, una convenzione paneuropea ed internazionale del 1998, ha limitato l’efficacia della legge dell’Unione Europea sin dal 2003.
Questa legge afferma che le informazioni relative alle emissioni nell’ambiente non possono essere tenute riservate sulla base della protezione di interessi commerciali.
Ciò è stato sottolineato dalla Corte Europea del Lussemburgo nel marzo 2019.la corte ha affermato che le informazioni concernenti l’erbicida glifosato, conosciuto con il nome commerciale di Roundup, non potevano essere tenute segrete dall’EFSA.

 

GLI ANONIMI FAUTORI DELLE LEGGI

Oltre alla diffusione ben conosciuta, all’allarme degli scienziati, al ruolo dei produttori e alle restrizioni imposte alle pubbliche informazioni, c’è ancora un altro aspetto decisionale riguardante il chlorpyrifos; cosa deciderà la UE – se bandire o approvare nel futuro l’uso del discusso pesticida.
Coloro che seguono le politiche della UE sapranno che due sono le istituzioni legislative, una è il Consiglio Europeo che rappresenta gli stati membri e l’altra è il Parlamento Europeo che rappresenta i popoli europei. Questo non si applica per l’approvazione dei pesticidi.
In questo caso la decisione finale viene presa da un comitato di esperti nazionali su proposta della Commissione Europea, un organo non eletto di collaboratori pubblici.
Il lituano Vytenis Andriukaitis è il commissario per la Salute e la Sicurezza Alimentare. Sotto di lui c’è il Comitato Generale della commissione per la Salute e la Sicurezza Alimentare presieduto da Anne Bucher, e sotto di lei ancora i revisori e gli analisti del comitato di salute e sicurezza alimentare e così via.
La effettiva valutazione del chlorpyrifos sarà fatta dall’unità per i pesticidi e i biocidi, al sesto livello dall’apice della gerarchia.
“Ma, un altro comitato generale sarà inoltre consultato prima della decisione finale” afferma un portavoce della Commissione Europea.
Questo comitato può rigettare la proposta della commissione se i suoi membri formassero la necessaria maggioranza. Se ciò accadesse, la commissione può ricorrere ad un comitato di appello per un possibile riesame.
Al momento è noto quando questi incontri per i più importanti comitati sono stati programmati. Gli ordini del giorno di questi incontri invece non sono noti.
Non si reputa che ci sia noto chi siano i partecipanti a questi incontri. Quale proposta inoltre essi dovranno valutare ci è altresì ignota.
Ciononostante, una fonte della commissione indica che “La commissione non procederà con il rinnovo dell’autorizzazione poiché gli allarmi sulla salute sono molto chiari”.
Le ONG paneuropee ci dicono: “ Abbiamo sentito da voci di corridoio che il chlorpyrifos non soddisfa i criteri per la sua autorizzazione”.


IL SISTEMA DELLA UE METTE IN GUARDIA I CONSUMATORI – DOPO CHE QUESTI HANNO MANGIATO

Alcuni documenti che ci sono stati consegnati, indicano che il sistema di informazione a livello europeo chiamato RASFF (Rapid Alert Sistem for Food and Feed) consente ai consumatori europei una protezione debole se non totalmente inesistente.
Nell’aprile 2018, l’Austria ha segnalato a 19 paesi che importano il riso basmati dal Pakistan che questo conteneva chlorpyrifos ad un livello tale da considerarlo un serio rischio per la salute umana.
Il riso è stato ritirato dal mercato dagli importatori in Austria, Germania e Olanda.
In Svizzera, Svezia , Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e in alcune parti d’Italia tuttavia, ne è stata comunicata la vendita – e con ogni probabilità anche il consumo, nonostante gli allarmi del sistema RASFF. Ciò è stato descritto in un rapporto del RASFF, non rintracciabile nel portale pubblico del RASFF gestito dalla Commissione Europea.
Alcuni pubblici collaboratori che lavorano per la RASFF affermano che il sistema è indirizzato per informare altri stati UE sui potenziali rischi ma non è designato per identificare inadeguatezze nel sistema di controllo. La responsabilità sulla sicurezza dei prodotti è sempre in capo agli importatori e ai rivenditori, ci è stato detto.
Essi inoltre hanno sottolineato che gli allarmi vengono segnalati alle autorità nazionali per la sicurezza alimentare, mentre il lavoro sul campo spesso viene svolto a livello comunale. Ciò crea ancora un maggior lasso di tempo tra il momento dell’allarme e le possibili conseguenze.
Ingunn Haarstad Gudmundsdottir, consigliere anziano dell’Agenzia per gli Alimenti Norvegese, Mattilsynet,nota che : ” Quando la frutta fresca, bacche e verdura sono testate in modo casuale, le quantità sono spesso già vendute e consumate nel momento in cui otteniamo i risultati dai laboratori di analisi”.
Questa osservazione ci viene ripetuta da Philippe Grandjean, professore di medicina ambientale:” La cosa triste del controllo gestito dall’Autorità per gli Alimenti Danese è che il cibo è già stato mangiato nel momento in cui le relative analisi vengono effettuate, e se il 3% (di ritrovamenti di chlorpyrifos nei campioni di cibo) in Danimarca è un dato caratteristico, conseguentemente ciò significa che c’è allora un 3% dei nostri prodotti che è di fatto inadatto al consumo umano,” egli afferma.

 

fonte: euobserver

By STAFFAN DAHLLÖF
COPENHAGEN, 17. JUN, 07:56
www.euobserver.com

A Follina, in provincia di Treviso, nel cuore della DOCG, si piantano vigneti ovunque sia possibile ma anche là dove non sarebbe possibile. Nel caso del vigneto di 13 ettari in località Ligonto la fattibilità di un nuovo impianto è stata sottoposta a una verifica che ha indotto il Sindaco, sulla base della mobilitazione del Gruppo Per i Nostri Bambini, a decidere di intervenire in data 29 luglio con una ORDINANZA DI SOSPENSIONE DEI LAVORI.  Ma da testimonianze raccolte dal gruppo locale pare che le ordinanze siano state sistematicamente disattese dall'azienda proprietaria, come se fossimo nel Far West dove vigeva la legge del più forte. Ora tanti cittadini si chiedono cosa può ancora succedere se siamo arrivati al punto in cui i  "Signori del Vigneto" si fanno regole e normative per conto loro senza che lo Stato possa imporre le proprie? Che tipo di Dialogo è mai possiible in una situazione come questa? Ecco perchè la richiesta di un sequestro dell'area e di una bonifica ambientale è la giusta risposta che il movimento ha dato e intende sostenere. BASTA VIGNETI ! Difendiamo il Territorio e la Salute!


 

Per inoltrare le migliori e più qualificate osservazioni sulla insignificante bozza del nuovo PAN ai tre ministeri coinvolti, entro la scadenza del 15 ottobre, accogliamo condividendole appieno, le osservazioni pervenute dal Biodistretto del Monte Amiata attraverso Mario Apicella, qualificato agronomo ed esperto consulente PAN, che forniscono una prima base di discussione ed un iniziale rendiconto, sul fallimento oggettivo del vecchio PAN, a cui la nuova bozza chiaramente non intende accennare e che pubblichiamo condividendole in toto.
 
NOTA DI MARIO APICELLA
La prima contestazione, già prodotta con l'uscita del D.lgs 150 del 14 agosto 2012 che ha recepito l'importante direttiva CE 128/2009, va riformulata per la "trovata" tutta italiana della "difesa integrata volontaria" che contraddice la "difesa integrata obbligatoria" sancita per legge, a cui devono attenersi tutti gli agricoltori dal 1° gennaio 2014.
Proprio la delegazione europea in visita nel maggio 2018 in Italia ha rilevato tra le diverse contestazioni alla riuscita del PAN italiano l’assenza di un preciso piano di controlli sull’applicazione della difesa integrata obbligatoria. 
C'è di fatto da chiedersi e da chiedere: chi fa questa cosi detta DIFESA INTEGRATA VOLONTARIA??? Se dai dati del Mipaaft è utilizzata in Italia solo sul 6% di superficie agricola, chi ha mai autorizzato tutte le aziende non bio ad utilizzare 300 pesticidi e 400 fertilizzanti pubblicizzati dai disciplinari di questa invenzione? se "obbligatorio" vuol dire non passare col rosso, per "volontario" dovrebbe intendersi che non si passa neanche con il giallo, mentre nel nostro caso si autorizzano gli agricoltori a passare col rosso, garantendo la messa in stand by tutti gli interventi sanzionatori!!!

il secondo e non meno importante punto che il nuovo PAN deve evidenziare nella stessa premessa è il COMPLETO FALLIMENTO del precedente PAN. 

il Piano si proponeva infatti di raggiungere i seguenti SEI OBIETTIVI GENERALI:

a) RIDURRE I RISCHI E GLI IMPATTI DEI PRODOTTI FITOSANITARI SULLA SALUTE UMANA, SULL'AMBIENTE E SULLA BIODIVERSITA'; mentre i rischi e gli impatti sono stati pochissimo monitorati in questi cinque anni e decine di migliaia di studi medici (come rileva l’Isde) stanno affermando in modo incontrovertibile come l’esposizione a pesticidi comporti incrementi statisticamente rilevanti del rischio di patologie cronico degenerative, ormai in drammatica espansione anche in Italia (cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, patologie autoimmuni, disfunzioni renali)

b) PROMUOVERE L'APPLICAZIONE DELLA DIFESA INTEGRATA, DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA E ALTRI APPROCCI ALTERNATIVI; mentre sono aumentate le vendite dei principi attivi non ammessi in agricoltura biologica dai 27 milioni di kg del 2013 ai 30 milioni di kg. del 2017 

c) PROTEGGERE GLI UTILIZZATORI DEI PRODOTTI FITOSANITARI E LA POPOLAZIONE INTERESSATA; mentre sono state rilasciate solo 340.000 abilitazioni all’acquisto ed all’utilizzazione dei prodotti fitosanitari, per coprire solo un quarto delle aziende italiane e sono aumentate le segnalazioni di disagio dovute ai trattamenti con fitosanitari effettuati a distanze ravvicinate dalle abitazioni e dalle aree frequentate dalla popolazione, quasi sempre senza segnalazione alcuna

d)TUTELARE I CONSUMATORI; mentre continuano ad essere monitorati troppi prodotti aventi presenza di pesticidi superiore ai limiti di legge, che segnalano in pochi giorni di spesa famigliare la presenza di cibo avvelenato sulle nostre tavole, oltre ad un preoccupante ed incontrovertibile rilevanza di alimenti in cui sono presenti più residui di pesticidi rilevabili (multiresiduo ormai al 36% degli alimenti analizzati)

e) SALVAGUARDARE L'AMBIENTE ACQUATICO E LE ACQUE POTABILI, mentre sulle acque non diminuisce la presenza dei pesticidi, con un superamento degli Standard di Qualità Ambientale nelle acque superficiali che aumenta costantemente ed una presenza di pesticidi rilevabili che copre il 64% dei punti di monitoraggio, con le acque sotterranee inquinate per il 32% dei punti di monitoraggio, senza mai rispettare le direttive europee, 

f) CONSERVARE LA BIODIVERSITA' E TUTELARE GLI ECOSISTEMI. Essendo gli indicatori relativi alla gestione dei prodotti fitosanitari nei Siti Rete Natura 2000 e nelle aree naturali protette, ancora in fase di elaborazione e definiti comunque per un numero ristretto di siti selezionati, resta comunque fermo il dato che la sopravvivenza delle sole api è molto più a rischio con i nuovi pesticidi (neonicotinoidi, carbammati, fosforganici, piretroidi) di quanto lo è stata con lo stesso DDT, mentre le analisi di laboratorio, permettono ormai di rinvenire sulle api e sul polline le sostanze attive presenti nei prodotti fitosanitari utilizzati nelle aree sulle quali le stesse effettuano i voli e bottinano. I dati rilevati nel 2015 e nel 2016 consentono di evidenziare un aumento dei casi di moria di api mettendoli in relazione con il rinvenimento di principi attivi di prodotti fitosanitari in matrici apistiche. 
 
L'avvicinarsi della scadenza per apportare proposte di modifica alla bozza del nuovo Piano di Azione Nazionale per il controllo dei pesticidi ci permette di condividere la proposta di un coordinamento ben organizzato per mettere in campo le strategie più disparate ed efficaci con cui contribuire, coniugando la passione e la creatività indispensabili, con la precisione dei dati in nostro possesso (tutti da citare) e della logica, così come suggerito dal WWF attraverso Franco Ferroni.