(fonte Il Manifesto )
Mentre a inizio settimana si è celebrato a Roma l’evento Agricoltura È… (con la «è» maiuscola, chissà poi perché) voluto dal ministro Francesco Lollobrigida per esaltare l’agricoltura «made in Italy», domenica 30 marzo in Veneto e Trentino-Alto Adige i cittadini marceranno per chiedere una agricoltura libera da pesticidi e nuovi Ogm. L’evento di Roma ha voluto, giustamente, mettere in mostra i pregi dell’agricoltura italiana, ma ne ha abilmente nascosto i difetti, ad iniziare dall’abuso di pesticidi chimici che avvelenano acqua, suolo e aria, distruggendo la biodiversità e compromettono la salute dei consumatori e la qualità di vita dei cittadini residenti nelle aree rurali con mono-coltivazioni intensive.

Proprio per denunciare i rischi dell’esposizione ai pesticidi, domenica prossima, a Caldaro in provincia di Bolzano e a Cison all’Abbazia di Follina in provincia di Treviso, si terrà la nuova edizione della Marcia Stop Pesticidi promossa da associazioni e comitati per chiedere che la riduzione dei pesticidi continui a rappresentare una priorità per l’Unione europea e l’Italia, evidenziando al contempo come i nuovi Ogm (definiti in Italia Tea, Tecniche di Evoluzione Assistita) non costituiscano una alternativa.

Purtroppo, a livello europeo si registrano pericolosi passi indietro anche in questo campo: la Visione dell’Agricoltura e Alimentazione, presentata dalla Commissione europea a febbraio, ha archiviato definitivamente il Regolamento europeo per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Sur) e con esso l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030. Per la Commissione non si potranno eliminare pesticidi, anche se tossici e nocivi, senza offrire alternative che la stessa Commissione individua essenzialmente nei nuovi Ogm. Questa decisione rappresenta un’indubbia vittoria per le principali associazioni agricole che, negli ultimi anni, si sono sempre schierate a difesa del modello di agricoltura intensiva, ricca di pesticidi: una vittoria ottenuta, però, a spese di tutti noi, a partire dagli stessi agricoltori che sono i primi recettori delle sostanze che diffondono.

L’Italia, che è ancora priva di un Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi (scaduto nel 2019 e mai rinnovato), continua ad essere saldamente al quarto posto in Europa per vendita e utilizzo di pesticidi chimici che, per il cosiddetto «effetto deriva», si disperdono nei terreni, nelle acque superficiali e nelle falde, nei prati dei parchi-gioco e nell’aria che respiriamo nelle nostre città.

Eppure, esistono già alternative all’uso dei pesticidi: l’agroecologia e l’agricoltura biologica sono pratiche in aumento nei 27 Paesi dell’Unione europea e in particolare in Italia. Il biologico italiano continua a crescere e ha raggiunto, alla fine del 2023, quasi 2,5 milioni di ettari (+4,5%, rispetto al 2022), pari al 19,8% della superficie agricola utilizzata.

Ma, mentre molti agricoltori e consumatori scelgono un’agricoltura e un’alimentazione libere da veleni, i nostri decisori politici continuano a tutelare gli interessi delle multinazionali dell’agrochimica e delle corporazioni agricole.