In Italia, Il Piano d’Azione Nazionale per l’Uso dei Pesticidi (PAN) prevede una distanza minima di irrorazione di pesticidi dalle abitazioni e dai luoghi di utilizzo pubblico definite aree sensibili, insieme a allevamenti di bestiame, di api, di pesci e di molluschi, terreni agricoli dove si pratichi agricoltura biologica o biodinamica, corsi d’acqua e strade aperte al traffico, di soli 30 metri. Troppo poco. Troppo poco per escludere l’esposizione della popolazione che vive in abitazioni limitrofe, troppo poco per escludere che pascoli, allevamenti arnie nelle vicinanze vengano interessati dalla contaminazione per il cosiddetto effetto deriva. Ce lo dice la recente pubblicazione di Générations Futures, associazione francese che si occupa di inquinamento ambientale e salute.

Infatti, nel loro studio i ricercatori di Generation future hanno dimostrato che i vetri delle finestre degli edifici che si trovavano all’interno di un raggio fra 21 e 100 metri dall’area agricola irrorata, contenevano sulla loro superficie da 1 a 8 principi attivi diversi. Ma si è anche dimostrato che aumentando la distanza oltre i 101 metri i campioni positivi per la presenza da 1 a 6 pesticidi diversi rappresentavano il 50% di tutti i campioni esaminati. Sui 30 pesticidi presi in considerazione, 15 sono stati trovati almeno una volta (9 pesticidi, 5 erbicidi, 1 insetticida).

Il campionamento, costituito da 58 prelievi eseguiti con metodo validato e standardizzato, non rappresentano un campione sufficiente per conclusioni statisticamente significative, ma sicuramente confermano il problema dell’effetto deriva di sostanze tossiche verso la popolazione residente, con ovvie ricadute sulla popolazione più fragile, quali donne gravide, neonati, bambini, anziani con patologie croniche. Alcuni dei pesticidi ritrovati sui vetri delle finestre sono interferenti endocrini.

Questo studio avvalora e rafforza gli allarmi sull’effetto deriva già evidenziato nello studio eseguito sull’erba dei parchi giochi della Provincia di Bolzano in aree altamente coltivate a meleto (Linhart C. et al, 2021), dove su 19 giardini monitorati durante 4 stagioni con diversa frequenza dell’impiego di pesticidi, tutti i campioni tranne 1 durante le 4 stagioni presentavano almeno un pesticida in autunno-inverno, e fino a 32 principi attivi diversi in primavera-estate. La maggior parte dei composti è classificata come interferente endocrino, e quindi causa effetti avversi anche a dosi bassissime. Inoltre va tenuto conto dell’effetto sinergico delle miscele di sostanze tossiche, i cui meccanismi sono ancora poco studiati.

Appare quindi urgente prendere a mano con decisione e coraggio la questione dell’agricoltura convenzionale per stabilire regole che minimizzino l’esposizione prima di tutto degli agricoltori e poi dei residenti in aree agricole e dei consumatori. Se si vuole davvero la transizione ecologica bisogna favorire il passaggio all’agricoltura biologica. E per farlo va ristretto il numero di pesticidi autorizzati, a parità di caratteristiche tecniche, vanno lasciati sul mercato solo i meno pericolosi definendo protocolli e calendari per il loro utilizzo. Va evitata l’espansione delle colture nelle vicinanze delle zone abitate come purtroppo avviene abitualmente quando si tratti di colture pregiate e quindi molto redditizie, come vigne e frutteti.

Una sostanza cancerogena riconosciuta va bandita, ma bandita significa bloccare la produzione, non esportare verso altri Paesi, compresi gli USA, che hanno regole meno restrittive di quelle europee e che ci rispediscono i loro prodotti importati contaminati da fitofarmaci da noi proibiti. Vanno incentivate le transizioni verso il biologico, che è garanzia di sicurezza per tutta la comunità; questo va messo in atto applicando criteri che favoriscano la biodiversità e nel contempo l’auto-controllo delle pesti, ma anche e soprattutto con incentivi pubblici che inducano in maniera determinante il passaggio al biologico; vanno poi “educati” i consumatori che devono preferire l’acquisto di cibo buono rispetto al cibo bello. Con queste misure forse possiamo pensare di affrontare le sfide che l’ambiente ci pone per il prossimo futuro con qualche possibilità di successo.

D.ssa Fiorella Belpoggi-Presidente onoraria di Marcia Stop Pesticidi

 

IL TESTO DELLO STUDIO FRANCESE IN ITALIANO ( traduzione a cura di MSP )