dalla A alla Z tutto quello che dobbiamo sapere

Fonte: alce nero 10.03.2021

Fiorella Belpoggi, Direttore Scientifico dell’Istituto Ramazzini, con questo dizionario ci introduce ai temi dell’agricoltura industriale, di quella biologica e alle conseguenze sulla nostra salute e sul cambiamento climatico.  Prima parte

Con l’articolo che vi presento oggi inizia la mia collaborazione con Alce Nero. La finalità è quella di esprimere in maniera semplice alcuni concetti di base sullo stato attuale delle conoscenze che riguardano i rapporti fra agricoltura industriale (o convenzionale), agricoltura biologica (o tradizionale) e salute

Il primo di questi articoli lo abbiamo chiamato “Il dizionario dei pesticidi”. Suddiviso in due parti, l’articolo si prefigge di creare le basi per una discussione sul tema dell’ecologia in agricoltura, accessibile a tutti, senza attenersi a semplici opinioni, ma su dati di fatto, in particolare su evidenze scientifiche. Quello che ci proponiamo è di informare il consumatore, perché diventi consapevole e quindi artefice e complice di un cambiamento che ci porti ad arrestare il disastro ambientale che è davanti agli occhi di tutti. 

Buona lettura!

Agroecologia per aiutare il pianeta

Considera i potenziali impatti negativi sull’ambiente e la società che le pratiche agricole potrebbero avere.

Biologico

L’agricoltura biologica viene definita come “un sistema olistico di gestione della produzione agricola, che promuove e aumenta la salute dell’agro-ecosistema, cioè la biodiversità, i cicli biologici delle coltivazioni e la naturale attività dei suoli coltivati. L’agricoltura biologica si concentra sull’uso delle pratiche agricole piuttosto che sull’uso di interventi artificiali esterni all’agricoltura, tenendo conto che ogni regione del globo richiede sistemi di coltivazione che si adattino alle condizioni locali. Questo approccio si avvale, quando possibile, di metodi agronomici, biologici e meccanici per andare incontro ad ogni specifica esigenza all’interno del sistema” (FAO/WHO Codex Alimentarius Commission, 1999).

Capacità di produrre cibo sano per tutti 

La sicurezza alimentare non è solo una questione di capacità di produrre cibo, ma soprattutto di rendere accessibile il cibo. La produzione di cibo globale è più che sufficiente per alimentare la popolazione del globo, il problema è quello di farlo pervenire a coloro che ne hanno bisogno. (http://www.fao.org/organicag/oa-faq/oa-faq1/en/)

Dal campo alla tavola 

Il recente documento della FAO sull’agricoltura, di fronte alle sfide del nuovo millennio, ci riporta alla tradizione, all’agricoltura su piccola scala, agli orti dietro casa, ci invita a recuperare modalità e usi di un mondo agricolo che, oltre ad essere parte della nostra storia, può costituire la scelta sostenibile per garantirci un futuro.

E

invece questa è la situazione:

FAO

In un ettaro di agricoltura convenzionale vengono usati in Italia circa 100 chilogrammi di pesticidi e fertilizzanti di sintesi all’anno, pari a circa 1,3 miliardi di chili l’anno sul territorio agricolo nazionale, circa 14 Kg per abitante. Il consumo totale di prodotti di sintesi per l’agricoltura a livello mondiale nel 2017 è stato di 6.052.563.338 Kg/anno pari a circa 80 Kg a testa, comprendendo anche coloro che non hanno nulla da mangiare. Questi sono i numeri che conosciamo e bastano a farci comprendere che l’uso della chimica in agricoltura è un problema enorme, che riguarda tutto il pianeta (FAOSTAT 2017; http://www.fao.org/faostat/en/#data, sezione inputs).

Guardiamo l’Italia

Il rapporto di ISPRA sullo stato delle acque nel 2018 ci dice che sono state trovate ben 259 sostanze diverse appartenenti alla categoria dei pesticidi. La media nazionale di consumi è di 4,6 kg/ha; nettamente al di sopra sono: Veneto con oltre 10 kg/ha, Provincia di Trento, Campania ed Emilia-Romagna superano gli 8 kg/ha e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg/ha. Il numero medio riscontrato nell’acqua è di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze per campione. L’uomo e gli altri organismi viventi sono esposti a miscele di sostanze chimiche, di cui a priori non si conosce la composizione; lo schema di valutazione del rischio basato sulla singola sostanza non è adeguato. È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, con un approccio più cautelativo in fase di autorizzazione. http://www.isprambiente.gov.it/files2018/pubblicazioni/rapporti/Rapporto_282_2018.pdf

Hazard (pericolo) e risk assessment (quantificazione del rischio)

Come viene stabilita la pericolosità e il rischio? - Gli studi sui pesticidi, così come concepiti finora, sono poco sensibili. Danni neurotossici ed interferenza endocrina da parte dei pesticidi si esplicano proprio a dosi molto basse, spesso al di sotto di quelle ritenute sicure e regolate da limiti di legge. 

I rischi - La relazione fra i pesticidi e la salute umana è stata ampiamente indagata ed è stato riscontrato un nesso causale certo fra i danni neurologici per l’infanzia e i rischi cancerogeni (in particolare tumori ematologici) nella popolazione esposta sul lavoro. Le esposizioni ambientali di chi vive nelle aree agricole non possono essere scevre di rischi.


Fiorella Belpoggi è Direttrice Scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna. Dal 1981 al 2001, ha collaborato strettamente con il Professor Cesare Maltoni, oncologo di fama internazionale. Esperta nello studio degli agenti che possano determinare i tumori ed altre patologie ambientali, è autrice di oltre 150 pubblicazioni ed editore di diversi volumi a tema scientifico, in particolare con contenuti di salute pubblica e scienze ambientali.
Fiorella Belpoggi è Presidente onorario del Coordinamento Marcia Stop Pesticidi.