Categoria: Studi e ricerche
Pagine: 35
Anno: 2017
File: Isidori_-_Impatto_degli_interferenti_endocrini_su_sessualita_e_fertilita_maschile_e_femminile.pdf
Note: Slides del I° meeting - Club SIE Endocrinologia Ambientale - Roma, 19 giugno 2017

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Recensione


I° meeting - Club SIE Endocrinologia Ambientale - Roma, 19 giugno 2017
L’impatto degli interferenti endocrini su sessualità e fertilità maschile e femminile
Prof. Andrea M. Isidori - Sapienza Università di Roma

INDICE
Definizione di potenziale riproduttivo
Stime e proiezioni nel futuro
Calo del potenziale riproduttivo femminile
Età
Interferenti ambientali
Stili di vita
Calo del potenziale riproduttivo maschile (Prof. Ferlin)


Gli interferenti endocrini possono agire ad ogni livello della sfera riproduttiva maschile e femminile. Gli effetti
sull’asse riproduttivo maschile sono sicuramente quelli più caratterizzati. In particolare, le sostanze ad azione
anti-androgenica sono state tra le prime a fornire una prova documentale e rappresentano un paradigma di
studio. Dati clinici nell’uomo e nei modelli animali hanno identificato un’associazione fra interferenti
endocrini e disordini dello sviluppo gonadico, collettivamente definiti “sindrome da disgenesia gonadica
(testicular dysgenesis syndrome, TDS)” e inclusivi di condizioni quali criptorchidismo, ipospadia, micropene,
carcinoma “in situ” del testicolo, infertilità e predisposizione allo sviluppo di neoplasie testicolari.
Analogamente a quanto descritto nel maschio, anche l’asse riproduttivo femminile può risentire
dell’esposizione a interferenti endocrini sin dalla vita fetale, ma per la complessità del sistema è più difficile
stabilire il nesso di causalità. Nei modelli animali, l’esposizione intrauterina al BPA, ai pesticidi e agli ftalati è
stata associata allo sviluppo di un minor numero di follicoli primordiali a seguito di meccanismi epigenetici
risultanti in alterazioni dell’espressione di geni coinvolti nella meiosi. Altri interferenti endocrini, come ad
esempio i parabeni, alcuni fungicidi, il tributilstagno o i fitoestrogeni agiscono a vari livelli sulla follicologenesi,
inducendo atresia, o diminuendo il numero di corpi lutei, e aumentando quello dei follicoli cistici. Nei modelli
murini, l’esposizione prenatale a basse dosi di BPA riduce la produzione di testosterone, estradiolo ed
aromatasi, mentre ad alte dosi gli effetti sono diametralmente opposti. Il meccanismo di
“agonismo/antagonismo parziale” è responsabile della risposta a “U” di alcune sostanze: a bassa
concentrazione competono con il ligando endogeno che è più efficiente nella traduzione del segnale, mentre
ad alte concentrazioni saturano il recettore determinandone comunque un’attivazione. Gli studi umani, in
vitro, hanno permesso di ritenere con ragionevole sicurezza che anche gli ftalati e i pesticidi siano in grado di
alterare la normale produzione ormonale nella donna. Ad esempio, concentrazioni urinarie di BPA sono state
associate a maggiori possibilità di fallimento delle tecniche di fecondazione assistita (72), e concentrazioni
plasmatiche significativamente più elevate sono state osservate nelle donne infertili rispetto ai controlli.
L’esposizione al BPA sembra inoltre essere associata a un più rapido esaurimento della riserva follicolare e
una menopausa più precoce.



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