13 MAGGIO: MARCIA PER LA TERRA

CONTRO I PESTICIDI E NON SOLO

 

Nell’immaginario comune, i pesticidi di sintesi sono diventati una metafora, particolarmente odiosa e detestabile, dell’aggressione alla Terra e ai suoi innumerevoli abitatori, umani e non umani. Contrastare i pesticidi di sintesi significa perciò mettere in discussione questo assalto generalizzato che conduce alla devastazione della Natura nel suo insieme. Infatti vengono condannati non solo i pesticidi e i diserbanti, non solo i vigneti di prosecco in folle espansione, ma più in generale l’intera agricoltura industriale, accusata di smontare gli ecosistemi naturali e di annientare la biodiversità, per far posto a monocolture artificiose di pessima qualità e pericolosamente impattanti sull’ambiente e sulla salute pubblica.

L’agroindustria, che si tratti di monocolture di prosecco, di mais, di frumento o di prodotti finalizzati ai mangimi per allevamenti, è diventata ormai una terribile forza devastatrice: per questo è giusto metterla al primo posto nella lista delle attività antiecologiche, nemiche del bene comune. Per completare il quadro, bisogna sottolineare che la voce “agroindustria” include anche il settore degli allevamenti, il cui contributo impattante è preponderante, per una serie di motivi focalizzati nella letteratura scientifica internazionale, e cioè:

  • Gli allevamenti (o meglio il ciclo della carne, che comprende anche le pratiche agricole ad essi finalizzate) sono responsabili del 51% di effetto serra (Goodland-Anhang, 2009); anche a voler considerare percentuali inferiori (FAO, 2006), comunque [molto] più dei trasporti e dei combustibili fossili. Sommando altre fonti agroindustriali, la percentuale diventa ancora più elevata. [ N. B. : questo spiega bene la vacuità degli Accordi di Parigi sul clima, anche se venissero seriamente applicati!].
  • In Europa e particolarmente in Pianura Padana, l’inquinamento da PM2,5 è in misura considerevole di origine secondaria, non solo primaria: ciò si riferisce al fatto che molto PM2,5 si forma per trasformazione a partire da gas precursori (composti azotati, ammoniaca) la cui fonte emissiva è costituita in larghissima prevalenza dagli allevamenti e dai fertilizzanti chimici (cfr. J. Galloway, 2003 e seg.; cfr. J. Lelieveld, Nature, 2015). [ N.B.: questo contribuisce a spiegare perché blocchi del traffico e targhe alterne hanno dato risultati altamente deludenti nel corso degli anni].

 

Considerando l’insieme dei gravissimi fattori di cui sopra, è d’obbligo una strategia antisviluppista incentrata sulla “prosperità senza crescita” e sui seguenti punti:

  1. Vietare  pesticidi di sintesi e altri composti chimici aggressivi impiegati in agricoltura, imponendo l’obbligo della conversione delle coltivazioni preesistenti verso metodi biologici/biodinamici/permacolturali.
  2. Eliminare le agevolazioni fiscali e i sussidi pubblici destinati all’agroindustria, al ciclo della carne e alle attività antiecologiche in genere (combustibili fossili, traffici aerei, grandi infrastrutture…).
  3. Proteggere le aree naturali o naturaliformi, che non devono subire ulteriormente le invasioni dei vigneti, dell’agroindustria, del cemento e dell’asfalto (vedi Superstrada Pedemontana Veneta!).
  4. Rispettare in modo rigoroso i siti di Rete Natura 2000 (come tali protetti  dalla legislazione europea, oltre che nazionale), ed anche le aree naturaliformi ad essi adiacenti, in quanto indispensabili per contrastare l’insularizzazione dei siti stessi, assicurando le basilari connessioni ecologiche della Rete stessa.
  5. Riformare radicalmente le Commissioni VIA (Valutazione Impatto Ambientale), attualmente di nomina politica, in base a esclusivi criteri di competenza ecologica, assicurandone l’indipendenza dai partiti e dal lobbismo dei poteri economici; analogamente dicasi per l’Autorità Regionale per Rete Natura 2000, attualmente designata dalla Giunta Regionale e quindi impossibilitata a svolgere in modo autonomo il suo ruolo istituzionale, che sarebbe quello di conservare e implementare i siti protetti. Inoltre tutti i processi decisionali che riguardano VIA e VINCA (Valutazione Incidenza Ambientale) devono prevedere una effettiva ed informata partecipazione popolare (in linea con la Convenzione di Aarhus), non una totalmente ininfluente partecipazione di facciata, come oggi accade (anche qui, la farsa Superstrada Pedemontana Veneta docet).
  6. Promuovere la riforestazione e la rinaturalizzazione ovunque sia possibile, in sintonia con la Strategia Europea per la Biodiversità al 2020, che prevede la protezione della biodiversità e il ripristino degli ecosistemi degradati.

Promuovere nelle scuole e nella società civile una formazione ecologica di base (ecoalfabetizzazione), incentrata sull’importanza dei “Confini Planetari” (Rockstrӧm e Wijkman, 2012) e dei servizi ecosistemici per l’intera rete della vita, e sul valore intrinseco delle forme di vita umane e non umane, nello spirito dell’ecologia profonda.

Associazione Eco-Filosofica di Treviso