Il successo della prima Marcia Stop Pesticidi conclusasi a Follina ha segnato un cambio di passo al dibattito locale e regionale sul modello di produzione agricola nel Veneto ed in particolare sul “Prosecco” che è stato la punta di lancia della rivoluzione produttiva dell’agricoltura veneta.
Le migliaia di persone che hanno aderito in modo pacifico, gioioso e colorato hanno fatto si che per la prima volta anche gli organi di stampa locali abbiano posto la questione di una agricoltura rispettosa dell'ambiente e della salute nelle loro prime pagine e hanno imposto tale questione anche nell'agenda politica regionale che dopo il successo non può essere più relegata a cosa di "quattro ambientalisti".
Dalla lettura della pubblicistica locale risulta evidente che c’è un prima e un dopo la manifestazione: dal presidente Zaia, che ha strumentalmente accolto le istanze proposte dall’appello, alle associazioni dei produttori tradizionali, per la prima volta sulla difensiva, hanno dovuto riconoscere la fondatezza dei temi posti dalla Marcia.
Questo è stato reso possibile innanzitutto dalle migliaia di cittadine e cittadini che hanno marciato insieme a noi, ma anche dai Comuni che hanno dato la loro adesione attraverso la partecipazione dei loro Sindaci e rappresentanti ed in particolare il Sindaco di Revine Lago che ha concesso il patrocinio della sua amministrazione alla manifestazione.
Ciò è stato reso possibile dall’approccio che abbiamo voluto e cioè di organizzare la manifestazione come marcia popolare inclusiva, promossa innanzitutto dalle associazioni e gruppi locali, che partendo dalla loro autorevolezza e indipendenza hanno lanciato un programma nei contenuti radicale e generale ma ben collegato alle contraddizioni locali, dai problemi della salute allo snaturamento del paesaggio.
Questa impostazione ha portato all’adesione di un centinaio di gruppi, associazioni locali e nazionali, culturali, ambientalistiche, sportive, politiche e sindacali che hanno aderito non in modo formale.
Solo la diffusione delle adesioni nel territorio trevigiano e bellunese ci hanno consentito il superamento dell’oscuramento mediatico che stavamo subendo. Infatti queste associazioni hanno garantito, grazie al lavori di volontari, una capillare diffusione dell’appello che non aveva ricevuto grande attenzione sugli organi di stampa; gli aderenti alla marcia, con il loro lavoro, hanno consentito a molti di conoscere l’appuntamento.
Sul punto dobbiamo ricordarci che il giorno della manifestazione la marcia era stata annunciata da un breve trafiletto sulla Tribuna ed era assente sia sul Gazzettino che sul Corriere delle Alpi come su gran parte delle televisioni locali, il giorno dopo tutti gli organi di stampa non hanno più potuto nascondere l’evento.
La qualità e l’autorevolezza delle adesioni, il loro collegamento con il territorio hanno impedito anche il tentativo di ostacolare e neutralizzzare la marcia derubricandola a mero problema di viabilità.
A mio avviso, questo ha fatto il Sindaco di Follina, che a meno di 24 ore dall’inizio della marcia, in modo unilaterale e difficilmente comprensibile, ci ha imposto un percorso della marcia che ha messo in difficoltà la partecipazione di cittadini disabili e con difficoltà di deambulazione.
Solo l’intervento della Prefettura ha di fatto imposto al Comune, con lavori dell’ultima ora, che il percorso fosse transitabile in sicurezza da parte dei cittadini normodotati. Ma questo intervento non ha impedito il fatto grave che, solo per un tratto, le persone disabili, assieme a mamme con passeggini, abbiano dovuto abbandonare il corteo che non era transitabile in carrozzina.
Risulta significativo che si sia utilizzata al concomitanza con una gara ciclistica per giustificare il percorso imposto.
Francamente mettere in contrapposizione un evento sportivo con una manifestazione è giuridicamente insostenibile e politicamente grave, si inserisce nel tentativo di delegittimare la partecipazione popolare attraverso l’impopolarità dell’agire politico.
Mettere in discussione la primazia del diritto alla manifestazione del proprio pensiero è significativo dei tempi che corriamo, infatti ha creato quasi fastidio l’affermare un principio che davamo per scontato e cioè che il diritto a manifestare è un diritto costituzionale indisponibile e comprimibile solo per gravi motivi di ordine pubblico, e che inevitabilmente gli eventi sportivi, seppur significativi hanno e debbono avere una tutela di rango inferiore
Il percorso imposto dal Sindaco ha di fatto relegato in strade secondarie un grande fatto di democrazia, escludendo che lo stesso potesse transitare nei luoghi deputati storicamente alla partecipazione popolare, come la piazza principale del paese.
Invece, anche grazie all’intervento dell’Abate dell’Abbazia di Follina che dal luogo più prestigioso e significativo del paese ha voluto comunicare la sua adesione alla manifestazione e all’appello.
Siamo riusciti a far transitare la Marcia nel centro pulsante del paese, rendendo quasi ridicola la scelta del Sindaco di Follina di negare al corteo il passaggio nella piazza principale facendolo passare per una entrata secondaria nell’accesso al parco dove si è conclusa.
La scelta del Sindaco è stata un fatto grave, che non so se imputare a sciatteria o malafede e comunque rappresenta una ferita al diritto di partecipazione di tutti i cittadini e lo specchio dell’arretramento culturale rispetto alla rivendicazione di partecipazione e democrazia.
Infine, per me siamo già in Marcia per il prossimo anno, dove auspicherei, dopo un anno di iniziative e lotte, di ritornare a marciare da Cison a Follina per una agricoltura che garantisca salute ai cittadini, protezione dell’ambiente, del paesaggio e tutela dei consumatori.
    Gino Sperandio- Referente legale del Comitato Marcia Stop Pesticidi