La transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati è un imperativo sociale, economico e democratico

Road map: il percorso del cambiamento



Azioni civiche

    • Conservare, coltivare e rinnovare varietà di semi tradizionali in grado di preservare la biodiversità e quindi la diversità necessaria alla nostra salute: una banca di semi viventi e non
      un "museo" del germoplasma.

    • Coltivare orti, anche a livello urbano, che favoriscano la diffusione di varietà nutrienti.

    • Creare e supportare economie alimentari locali, mercati contadini, biodistretti, gruppi di acquisto solidali.

    • Creare connessioni tra le scuole, gli ospedali, i centri di cura, i sistemi alimentari locali e i sistemi produttivi biologici per la fornitura di alimenti freschi e diversificati.

    • Creare zone, comunità, aziende agricole e sistemi alimentari liberi da veleni.

    • Richiedere l’etichettatura dei prodotti chimici e degli Ogm sulla base del diritto fondamentale all’informazione e alla consapevolezza.

    • Interrompere l’attuale sistema di incentivi pubblici, finanziato dalle tasse dei cittadini, che supporta modelli alimentari dannosi per la salute per indirizzare l’aiuto pubblico verso     
      politiche in grado di promuovere pratiche agricole sostenibili e un’alimentazione salutare.
    
    • Non cooperare con leggi che impongono sistemi agroalimentari non salutari opponendosi in base ai principi della resistenza alimentare e della disobbedienza civile.


Azioni governative locali, regionali, nazionali e internazionali

    • I governi locali dovrebbero riappropriarsi del loro diritto a tutelare la salute pubblica in base al principio di sussidiarietà e a promuovere economie alimentari locali sane.

    • I governi regionali dovrebbero promuovere la biodiversità locale bioregionale.

    • I governi nazionali dovrebbero essere guidati in tutte le politiche e leggi dal primato del diritto alla salute dei cittadini e delle generazioni future.

    • I governi dovrebbero sostenere politiche adeguate che favoriscano l’accesso a frutta e verdura di qualità, il cui costo resta spesso proibitivo nonostante le raccomandazioni al
      consumo, anche alle fasce più deboli della popolazione.

    • Le sovvenzioni pubbliche dovrebbero essere re-indirizzate dai sistemi dannosi per la salute ai sistemi, basati sull’agroecologia e sulla conservazione della biodiversità, che
      garantiscono benefici per la salute e proteggono i beni comuni.

    • I governi dovrebbero vietare l’uso di sostanze chimiche contaminanti e difendere invece la biodiversità e promuovere l’agroecologia.

    • I governi dovrebbero varare politiche di valutazione del danno causato dalle sostanze chimiche e applicare il principio per cui “chi inquina paga” e il principio di precauzione per
      pesticidi e additivi alimentari 1. Dovrebbero inoltre supportare campagne pubbliche di sensibilizzazione e favorire aggiornamenti urgenti della legislazione che si basino su risultati
      scientifici indipendenti.

    • Le politiche relative all’agricoltura, ai prodotti alimentari, alla nutrizione e alla salute dovrebbero essere integrate tra loro.

    • Le regole del commercio e gli accordi di libero scambio dovrebbero essere riformulati valutando gli impatti reali sull’agricoltura, sui sistemi alimentari, sull’ambiente e sulla salute,
      preservando la sovranità alimentare e la sicurezza dei propri cittadini.

    • Le istituzioni dovrebbero valorizzare e promuovere la transizione verso regioni biologiche, prive di pesticidi e veleni.

    • La partecipazione dei cittadini deve essere considerata essenziale per la creazione della democrazia alimentare e di sistemi agroalimentari sani.


Cambiamenti nelle norme e nei sistemi di commercio internazionale: responsabilità delle Nazioni Unite e dei loro organi competenti

    a) L’Onu è un soggetto globale di natura dichiaratoria e regolatrice. Occorre attribuire un’elevata priorità all’elaborazione, da parte delle Nazioni Unite, di un trattato globale e
        comprensivo, volto a ridurre al minimo gli effetti negativi dell’uso di sostanze chimiche e di altre pratiche pericolose per la salute e la protezione dell’ambiente, che dia  
        particolare attenzione alla diversità biologica e offra un quadro fondato sui principi applicabili in materia di diritti dell’uomo.

    b) Gli obiettivi di tale proposta sono i seguenti:

    • individuare e rimuovere i doppi standard tra i paesi, in particolare quelli dannosi per i paesi più insicuri dal punto di vista alimentare e che dispongono di conoscenze e sistemi
      normativi più deboli.

    • elaborare politiche volte a ridurre l’uso di pesticidi a livello mondiale e a sviluppare con urgenza una cornice per il divieto e la graduale eliminazione dei pesticidi altamente pericolosi
      e tossici.

    • promuovere l’agroecologia, e i relativi approcci, come metodo di produzione alternativo all’attuale dipendenza dall’agricoltura industriale, basata sulla monocoltura e sul massiccio
      uso di sostanze chimiche.

    • responsabilizzare i produttori di pesticidi che rifiutano di seguire gli orientamenti volontari.

    c) Per raggiungere questi obiettivi, la sensibilizzazione e la promozione dei vari accordi “non vincolanti” rappresentano un passo essenziale per la trasformazione dell’agricoltura a
       beneficio della salute umana: per esempio, l’attivazione di vari strumenti esistenti stabiliti dall’Onu, come il "Decennio d’azione delle Nazioni Unite sull’alimentazione", nonché delle
       Ong e delle reti accademiche per creare un “piano generale per la nutrizione” con un calendario e obiettivi di bilancio specificamente concepiti per soddisfare le esigenze   
       nazionali. L’Onu può dare un grande contributo al raggiungimento di obiettivi nutrizionali ambiziosi e garantire il diritto di ogni persona a un’alimentazione e a una nutrizione
       adeguate utilizzando la sua posizione di incontro e coordinamento a livello globale.
 
    d) L’Onu dovrebbe incoraggiare gli Stati ad adottare un’iniziativa analoga alla convenzione quadro dell’Oms per la lotta contro il tabagismo al fine di regolamentare l’industria
        alimentare e proteggere le persone dagli effetti negativi sulla salute e sulla nutrizione degli alimenti altamente trasformati.
 
    e) Le agenzie e i programmi dell’Onu devono istituire meccanismi coordinati di trasparenza, responsabilità e partecipazione, che tengano conto delle prospettive delle parti
        interessate, per garantire che la moltitudine di obiettivi alimentari esistenti sia attuata in modo coerente, armonico e sinergico, evitando lacune, con scadenze e indicatori chiari
        per valutare i progressi e che tengano conto dei valori democratici della partecipazione e dell’interazione.

    f) Le normative internazionali devono essere articolate e attuate per limitare le azioni incontrollate dei potenti attori economici transnazionali che hanno portato all’invasione dei
       mercati globali con cibo spazzatura e molti tipi di alimenti trasformati non conformi alle norme internazionali in materia di nutrizione. A questo proposito, sono molto apprezzati i
       negoziati in seno al Consiglio per i diritti umani per istituire uno strumento giuridicamente vincolante che regoli le attività delle imprese transnazionali.

    g) L’attuazione dei principi guida dell’Onu sulle imprese e i diritti umani, per garantire la responsabilità delle imprese del settore alimentare, nonché lo sviluppo e l’applicazione di
        normative che proteggano i diritti delle vittime di violazioni dei diritti umani, nel pieno rispetto degli obblighi extraterritoriali degli Stati e di altri soggetti interessati.

    h) Le regole del commercio internazionale dovrebbero essere riesaminate per accertarsi che non prevarichino le politiche sanitarie e nutrizionali nazionali. L’Omc non dovrebbe
        interferire con le normative locali, che prevedono legittimamente imposte sui prodotti alimentari, tariffe o altre restrizioni e incentivi di mercato.

    i) Riconoscendo la particolare vulnerabilità delle donne alla malnutrizione, il quadro internazionale dei diritti umani dovrebbe tutelare il loro diritto a un’alimentazione adeguata.
       L’emancipazione delle donne deve essere saldamente integrata nelle strategie nutrizionali 2.

 

NOTE

1 Diamanti-Kandarakis, E. et al, “Endocrine-disrupting chemicals: an endocrine so-ciety scientific statement”, Endocrine Reviews, 2009,
vol. 30, pp. 293-342.
2 Paragraphs from UN SR on right to food reports UN: A/71/282 and A/HRC/34/48. Riprodotto e liberamente tradotto con il consenso
degli autori.



Estratto da:
Manifesto “Food for Health” (Cibo per la Salute), Navdanya International, Terra Nuova Edizioni, 2018


Materiali di approfondimento:
Campagna “Food for Health” (Cibo per la Salute)
"La salute del pianeta e la salute delle persone sono una cosa sola"

 

 
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