( Sole 24 ore ) Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche. Troppo spesso si dimentica che l’aumento, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, ha riguardato tutte le età e in particolare i giovani e, soprattutto, i bambini. L’incremento significativo di tumori infantili in Europa (ACCIS: Automated Childhood Cancer Information System) e specialmente in Italia negli anni ’90 ha destato apprensione, anche perché impone una riconsiderazione critica dei modelli di cancerogenesi.

Ancora pochi decenni fa i tumori infantili erano una patologia rara e la forma tumorale prevalente era la leucemia linfoblastica, anche nota come “common”, che è oggi curabile nella stragrande maggioranza dei casi. Oggi, invece, uno su 5-600 nuovi nati è destinato ad ammalarsi di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; nonostante i miglioramenti prognostici il cancro rappresenta la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; sono in continuo aumento le forme tumorali prima rare come linfomi, sarcomi, tumori del sistema nervoso e leucemie diverse dalla “common” (e in genere caratterizzate da prognosi molto più severa).

Tali dati provengono dal più grande studio europeo, lo studio ACCIS, coordinato dalla IARC (Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro) e non devono essere sottovalutati per almeno quattro ragioni: le notevoli dimensioni del campione in studio (oltre 60 registri oncologici di 19 Paesi europei, per un totale di oltre 150 mila tumori di tutti i tipi); il tempo di osservazione sufficientemente protratto (25 anni); l’incremento massimo nel primo anno di età, che depone per un’origine transplacentare (da esposizione materno-fetale ad agenti pro-cancerogeni) o addirittura transgenerazionale (epigenetica/gametica); il concomitante incremento in tutto il Nord del mondo di tutta una serie di patologie cronico-degenerative (endocrino-metaboliche: obesità, diabete 2; immunomediate: allergie, malattie autoimmuni; del neuro sviluppo e neuro-degenerative: autismo, ADHD, malattia di Alzheimer), per le quali è stato ipotizzato un ruolo patogenetico significativo degli stessi meccanismi di disregolazione epigenetica precoce (fetal programming) a carico di vari organi e tessuti (Developmental Origins of Health and Diseases) e, quindi, in ultima analisi, un ruolo preponderante dell’ambiente (traffico veicolare, pesticidi, interferenti endocrini, radiazioni ionizzanti e, con sempre maggior evidenza, campi elettromagnetici).

È vero che non tutti gli esperti concordano con queste valutazioni, evidentemente preoccupanti. Alcuni hanno anche affermato che l’incremento massimo si era avuto negli anni ’90 e che i dati più recenti sembravano più confortanti. Purtroppo, l’ultima accurata e ampia revisione dei dati pubblicata recentemente su The Lancet conferma appieno le valutazioni precedenti.

Un’attenta riflessione su questi dati è necessaria e urgente: non soltanto perché nei bambini dovrebbero svolgere un ruolo minore l’esposizione ad agenti inquinanti legata alle cattive abitudini personali (in primis il fumo di sigaretta) e lo stress ma, soprattutto, perché non potrebbe realizzarsi in così breve tempo a partire dal concepimento l’accumulo di alterazioni genetiche tuttora considerate la causa prima di qualsiasi degenerazione tessutale in senso neoplastico.

È opportuno ricordare come, per quanto concerne i tumori della prima infanzia, le prime fasi del processo siano già presenti alla nascita. L'importanza degli eventi genetici insorti in utero è stata per molti anni sospettata sulla base di studi di concordanza su gemelli affetti da leucemia e poi confermata da studi genetici, che hanno trovato nei campioni di sangue calcaneare di neonati, che avrebbero in seguito sviluppato forme leucemiche, le traslocazioni e le sequenze geniche corrispondenti ai geni di fusione successivamente trovati nei blasti. Oggigiorno traslocazioni e cloni pre-leucemici si formano nel feto e nel sangue cordonale con grande frequenza.

Tutto questo è difficilmente accettabile per chi si attenga al paradigma tradizionale del cancro come incidente genetico da mutazioni stocastiche del DNA. È sempre più evidente che il cancro, soprattutto nella prima infanzia, deve essere considerato la conseguenza di una instabilità epigenetica secondaria all’esposizione sempre più precoce e massiccia ad agenti epi-mutageni: una sorta di processo evolutivo/adattativo, potenzialmente fallito o distorto.

Soltanto la riduzione dell’esposizione materno-fetale e infantile a questi fattori e agenti procancerogeni può aiutarci a ridurre l’incremento continuo non solo di tumori infantili e giovanili ma di tutte le patologie croniche - obesità, diabete 2 giovanile, malattie allergiche e autoimmuni, disturbi del neurosviluppo – che sembrano poter avere questa stessa origine.

 Ernesto Burgio

*European Cancer and Environment Research Institute, Bruxelles

E' stato recentemente pubblicato sulle pagine elettroniche di Quaderni ACP (Associazione Culturale Pediatri), un importante articolo: Pesticidi e neoplasie, scritto dai pediatri Giacomo Toffol e Laura Reali.
Gli Autori sono componenti del Gruppo Ambiente&Salute (Pediatri per Un Mondo Possibile) di ACP (Associazione Culturale Pediatri) e sono curatori del libro: Inquinamento e salute dei bambini Cosa c'è da sapere, cosa c'è da fare, la cui seconda edizione è stata pubblicata da Il Pensiero Scientifico Editore.

I pesticidi utilizzati in agricoltura si ritrovano in un’ alta percentuale delle acque sia superficiali che profonde del nostro territorio, diventando così un importante contaminante della nostra alimentazione. Da anni gli studi hanno evidenziato il possibile ruolo di queste sostanze nella patogenesi delle neoplasie. Anche un recente studio che presenta una revisione aggiornata delle prove disponibili, mette in evidenza queste correlazioni descrivendo i possibili meccanismi molecolari che rendono plausibili tali associazioni. Per evitare questo rischio è bene che almeno durante la gravidanza venga evitata il più possibile l’ esposizione a queste sostanze.

Vi invitiamo alla lettura dell'articolo cliccando qui.

 



 

 

IL GRANDE BLUFF DEL PUFF TOSCANO

Considerazioni tecniche sul
Decreto del Presidente della Giunta Regionale toscana (D.P.G.R.) 30 luglio 2018 n. 43/R 1
frutto della delibera 506 del 17 maggio 2018 votata all’unanimità dalla giunta regionale 2


Premessa

Dopo un attento esame della documentazione e degli atti che hanno portato all’emanazione di una  ennesima eclatante mistificazione, esprimiamo la nostra assoluta contrarietà ed indignazione per il capovolgimento che nel D.P.G.R. in oggetto viene enunciato nei confronti delle norme comunitarie e nazionali che richiedono una maggiore tutela delle acque sotterranee destinate all’uso potabile.
Il D.P.G.R., pur essendo complesso e ricco di richiami a norme europee e nazionali, non ha permesso ai tecnici ed agli esperti delle Associazioni firmatarie - che l’hanno studiato in modo approfondito e puntuale - di ravvisare elementi di coerenza con le norme citate, neppure attraverso “scorciatoie” e/o sottointerpretazioni che consentano di giustificare quanto deliberato.


PUFF (Piano per l’ Uso sostenibile dei prodotti Fitosanitari e dei Fertilizzanti): di che si tratta?

Con questo decreto, emanato nominalmente per tutelare  “le acque sotterranee destinate al consumo umano”, facendo finta di recepire le norme europee e i decreti legislativi italiani, si consentirà di fatto in Toscana l’utilizzazione agevolata del glifosate e di altri 28 pesticidi, proprio nelle Aree di rispetto a ridosso delle sorgenti e dei pozzi di attingimento per la rete idrica potabile.

Nelle cosiddette “aree di salvaguardia” il D.Lgs 152/2006, in vigore in tutta Italia, vieta lo spandimento di fertilizzanti e pesticidi con sanzioni che oscillano tra i 600 e i 6000 euro (rispetto ai 2-6 anni di reclusione e 10.000-100.000 euro previste dall’articolo 452 bis del codice penale), ma la Giunta Regionale Toscana, con  il suo “anomalo” PUFF, al contrario, lo agevola; infatti, al punto 6 del “bizzarro” preambolo del D.P.G.R., autorizza le aziende agricole all’uso del glifosate e di altri 28 pesticidi, senza dover redigere “uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche”, come previsto esplicitamente dal D.lgs 152/2006 ( art.94, comma 4, lettera c).
La Giunta Regionale, infatti, ha deciso di sostituire il piano di cui sopra - specificamente redatto per ogni situazione - con un Piano regionale per l’Uso sostenibile dei prodotti Fitosanitari e dei Fertilizzanti, “unico e valido in tutti i casi”, indipendentemente dalla particolare natura del suolo e dalla vulnerabilità dei corpi idrici. Ben diversamente hanno fatto altre Regioni, come ad esempio il Piemonte che ha egregiamente codificato già dal 20073 le procedure a cui le singole aziende devono attenersi per redigere i piani di cui all’art. 94 del D.Lgs 152/2006.

 Con questo trucco il PUFF toscano diventa un grande “ BLUFF”    perché paradossalmente elimina il divieto d’uso di tutti i pesticidi nel raggio di 200 metri dai punti di captazione dell’acqua per uso potabile (comma 4 art. 94 D.lgs 152/2006) in vigore da 12 anni 4.

Riteniamo gravissimo che nel grande BLUFF l’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle aree di salvaguardia venga così malamente definito ancor prima della effettiva perimetrazione delle stesse, i cui criteri di delimitazione ed estensione devono essere “stabiliti  in funzione delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche, idrologiche, idrochimiche delle sorgenti, dei pozzi, e dei punti di presa da acque superficiali”, (Allegato 2 dell’ Accordo 12 dic 2002: Linee guida per la qualità delle acque destinate al consumo umano e dei criteri generali per l’individuazione delle aree di salvaguardia delle risorse idriche di cui all’art.21 del D.Lgs152/99), per non parlare delle zone di protezione all’interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda. E’ ovvio che l’area di salvaguardia, come attualmente definita con criterio puramente geometrico ( 200 metri di raggio dal punto di captazione) individua superfici minimali, per cui il reale impatto dell’uso di fitosanitari e fertilizzanti sulle acque destinate al consumo umano è di proporzioni ben più pesante.  E siamo ancora in attesa delle proposte del “cronoprogramma di elaborazione delle proposte di perimetrazione” che dovranno essere avanzate dalla Autorità Idrica Toscana “ (AIT) !

Non si comprende poi perché nel PUFF elaborato dalla Giunta Regionale Toscana le Aree di salvaguardia non vengano distinte, come previsto dal D.lgs 152/2006 (comma 1 dell’art.94), in zone di tutela assoluta e zone di rispetto. L’eventuale piano di utilizzazione di pesticidi e fertilizzanti, che permetterebbe di derogare al divieto di impiego di tali sostanze, per la norma nazionale (comma 4 lettera c del D.lgs 152/2006) si riferisce alla sola zona di rispetto, in quanto la zona di tutela assoluta “deve essere adeguatamente protetta” ed “essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio”. Secondo il PUFF toscano, invece, stando alla lettera, l’uso dei pesticidi è ammesso - nei limiti ed alle condizioni prescritte dal Piano – “nelle aree di salvaguardia delle captazioni”, senza distinzione tra zona di tutela assoluta e zona di rispetto. Tale ambiguità, quand’anche frutto di semplice sciatteria, può aprire il varco a interpretazioni di comodo pericolose per la salute pubblica. Per rendersene conto, basta visitare il sito istituzionale http://sira.arpat.toscana.it/sira/progetti/captazioni/mappa/map.php : restringendo il campo di ricerca, ad esempio, al comune di Pistoia ( “capitale del glifosato”), è facile riscontrare la presenza di captazioni idriche profonde per uso potabile nel bel mezzo dei vivai. 

Se questo è il primo provvedimento sull’uso così detto sostenibile dei fitofarmaci, immaginiamo cosa succederà quando questa giunta regionale dovrà deliberare  l’impiego sempre sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti per le Aree di protezione e le ben più ampie superfici (227.000 ettari) dei nostri Parchi e delle nostre Riserve naturali5!

Il principio di precauzione sancito dalla CE, dalla direttiva CE 2009/128 e dal Regolamento CE 1107/2009, viene calpestato ignorando gli impatti dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente.

La considerazione che nelle aree vulnerabili è “opportuno ridurre il più possibile, o, se del caso, eliminare il ricorso ai pesticidi” (considerata 15 direttiva Ce 2009/128) è letteralmente capovolta!

In barba agli stessi principi obbligatori di difesa integrata (PAN, decreto ministeriale in vigore dal 2014)  che prevedono di privilegiare i metodi non chimici in materia fitosanitaria, cosa ben diversa dai principi della cosiddetta “agricoltura integrata”, presa come unico metodo accreditabile dal PUFF in questione e (per la quale hanno chiesto contributi nel 2017 solo 890 aziende6), il DPGR 43/R in oggetto “fornisce agli operatori uno strumento unico e valido in tutti i casi in cui gli stessi intendono utilizzare tali sostanze nelle aree di salvaguardia senza la necessità di predisporre un piano a livello di aziendale” trasformando un piccolo PUFF in un grande BLUFF!

Di fatto le scelte della Regione Toscana rappresentano una minaccia per le inevitabili ricadute  sia sulla salute umana, in particolare sulla porzione più fragile della popolazione (donne in gravidanza, neonati, bambini, anziani etc.) che vedrà ulteriormente compromessa la risorsa più importante per la vita, sia per gli ecosistemi, già in pessime condizioni, ignorando che esiste una agricoltura produttiva che non fa uso di pesticidi, l’unica possibile in aree di salvaguardia, che coniuga in modo etico lavoro e salute.


Il Glifosate della Monsanto

Serve evidenziare che il Reg. Ce 1107/2009 (le cui disposizioni in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento dei prodotti fitosanitari sono fatte salve dall’art. 14 del d.lgs n.150/2012) considera che l’industria deve dimostrare che le sostanze o i prodotti fabbricati o immessi sul mercato non hanno alcun effetto nocivo sulla salute umana o degli animali o alcun impatto inaccettabile sull’ambiente (considerata 8 e 24), mentre il BLUFF Toscano consente in prossimità dei pozzi  e delle sorgenti di attingimento di acqua per uso umano, da destinare ai pubblici acquedotti, un uso agevolato ad esempio del Glifosate (e del suo coadiuvante Eteralchil ammina etosilata).
Questo erbicida, che la Confagricoltura toscana in un servizio andato in onda il 24 luglio 2018 su rai news7  si ostina a definire indispensabile, nonostante i 145.000 ettari di coltivazioni bio toscane su 750.000 di sau regionale dimostrino il contrario, è un prodotto classificato come NOCIVO  e presentato dalla Monsanto nella specifica  SCHEDA DI SICUREZZA  con caratteristiche di Tossicità cronica per gli organismi acquatici e con una Tossicità acuta legata a lesioni oculari per il suo (ancora più tossico) coadiuvante.
 In etichetta si specifica di non  contaminare l’acqua con il prodotto, mentre la scheda di sicurezza anzichè dimostrare che il „Roundap“ non ha alcun effetto nocivo sulla salute umana o degli animali o alcun impatto inaccettabile sull’ambiente (come richiedono norme e logica), conclude arrogantemente informando che:
 
Sebbene le informazioni e le raccomandazioni date qui di seguito siano presentate in buona fede e ritenute corrette a questa data, MONSANTO Company o sue società controllate non garantisce circa la loro completezza e precisione. L'informazione è data a condizione che le persone che la ricevono ne verifichino l'aderenza alla scopo prima di utilizzarla. In nessun caso MONSANTO Company o sue società controllate sarà responsabile per danni di qualunque natura che risultino dall'uso o dall'affidabilità di queste


29 PESTICIDI che vogliono a tutti i costi ....DARCI DA BERE!

Mentre al punto 24 dei considerata del Reg. 1107/2009 si evidenzia che “è opportuno dare priorità all’obiettivo di proteggere la salute umana e animale e l’ambiente rispetto all’obiettivo di migliorare la produzione vegetale“, il BLUFF non riconosce questa priorità; esso  non solo mette sullo stesso piano “esigenze tra loro anche contrapposte ma che tutte garantiscono funzioni essenziali come l’attività agricola, la tutela della salute e dell’ambiente, la difesa da agenti patogeni delle piante”, ma, ponendo alla sua base la legge regionale 15 aprile 1999, n. 25 della così detta agricoltura integrata, si preoccupa  che i prodotti fitosanitari ammessi siano in grado di “garantire un adeguato livello di protezione alle colture agrarie toscane”, con  buona pace della salute umana, animale e dell’ambiente!    
    
Il provvedimento in oggetto trascura e contrasta gli stessi principi elaborati dalla propria compagine tecnica che, subito dopo l’emanazione del d.lgs 150/2012, in un dettagliato Manuale sui prodotti fitosanitari rischi e corretto impiego8, curato dalla Giunta Regionale Direzione Generale Diritto di cittadinanza e coesione sociale Settore Prevenzione, Igiene e Sicurezza sui luoghi di lavoro, segnalavano per la tutela della risorsa idrica a pagina 121:
 
 “I prodotti fitosanitari che non vengono assorbiti dalle piante, trattenuti dal suolo o biodegradati, finiscono col contaminare le acque superficiali e sotterranee, costituendo un pericolo concreto per la nostra salute. Per questo motivo la legislazione vigente ha imposto delle regole tassative per l’impiego dei prodotti fitosanitari nelle aree considerate a rischio distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto. Nella prima zona sono ammesse solo opere di presa ed infrastrutture di sevizio, nella seconda è vietato l’accumulo e la distribuzione dei prodotti fitosanitari salvo che, l’impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base di indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche

Oggi con il BLUFF approvato,  29 pesticidi sono utilizzabili senza nessun piano aziendale di utilizzazione su qualsiasi tipo di terreno, fosse anche sabbioso, a ridosso dei pozzi e delle sorgenti da cui si preleva acqua potabile semplicemente assicurandosi che il principio attivo utilizzato sia presente nella famigerata Tabella dell’allegato 1 al D.P.G.R.9     
Oltre al pluricondannato Glifosate (che per la delibera di Giunta n.348 del 03/04/2018 questo D.P.G.R. doveva vietare), nell’allegato 1 del DPGR 43/R  viene formalizzata l’agevolazione concessa, con il plauso della Confagricoltura, della CIA, dei vivaisti pistoiesi, degli Assessori all’Agricoltura ed all’Ambiente e della stessa quarta Commissione 10, ai seguenti:

Erbicidi: Bifenox,  Dicamba, 2,4-dichlorophenoxyacetic acid (2,4 D), Imazosulfuron, Mecoprop-P, Pendimetalin, Quizalofop-p-etile,
Insetticidi: Acrinatrina, Azinofos, Clorpirifos, Demeton S-metile, famigerato Dimetoato, Esfenvalerate, Milbemectina, Ometoato, Piridaben, Tebufenozide, Teflutrin.
Funghicidi: Boscalid, Difeconazolo, Dimetomorf, Fenexamide, Metalaxil M, Pirimetanil, Propiconazolo,
Acaricidi: Fenazaquin, Fenpiroximate
Nematocida : Fenamifos


ACQUA : La fragilità evidente di un BENE PRIMARIO conteso e maltrattato

Una recentissima “Relazione finale di una missione conoscitiva condotta in Italia dal 3 all'11 maggio 2017 al fine di valutare l'attuazione di misure per realizzare l'uso sostenibile di pesticidi  sulla tutela delle acque11”, sottoposta alla valutazione della Commissione Europea, Direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare,  al Punto 64 di pagina 18 si riscontra che  “A livello nazionale, secondo i dati ISPRA, è stato raccolto un totale di 9497 campioni di acque superficiali e sotterranee (da 1284 siti di monitoraggio), di cui 3226 (34%) conteneva pesticidi in quantità superiori al limite di quantificazione (LoQ), compresi 274 casi (2,9%) in cui le quantità di pesticidi superavano gli standard di qualità ambientale (SQA)”,  mentre al punto 67 si legge che: “In Toscana l'elenco delle sostanze prioritarie è stato ampliato fino a includere 95 sostanze pesticide; si prevede di ampliare ulteriormente l'elenco e aggiungervi altri 40 pesticidi.
La decisione è stata presa sulla base dei dati riguardanti i pesticidi più frequentemente utilizzati o in base alle loro proprietà fisico-chimiche e ambientali (cioè alta solubilità, alta persistenza, mobilità, capacità di bioaccumulazione).
Tutti i campioni prelevati dalle acque di superficie e sotterranee sono analizzati in base allo spettro completo. In base ai dati forniti dalle AC regionali, nel periodo 2013 – 2016 è stata registrata una tendenza all'aumento nel numero di campioni contenenti residui oltre il Limite di Quantificazione (LoQ).

In Toscana nel 2016 sono stati analizzati 1000 campioni di acque per ricerca di fitofarmaci, prelevati in 250 stazioni, con i seguenti risultati:
. per le acque superficiali: quasi il 45% dei campioni prelevati conteneva residui oltreil LoQ e, di questi, più del 10% conteneva residui superiori agli SQA;
. per le acque sotterranee: quasi il 39% dei campioni prelevati conteneva residui oltre il LoQ; circa il 4% di questi superava gli SQA”

Chiaramente i rappresentanti della Regione Toscana erano presenti, insieme ai rappresentanti di tre Ministeri coinvolti, alla riunione di chiusura in cui si è discusso di tale Relazione, che il BLUFF con tutti i preamboli, le consultazioni ed i tavoli istituzionali, funzionali alla sua cieca approvazione, hanno assolutamente ignorato.


L’inevitabile influenza dei gruppi di pressione sulla governance

Già dal 2009 nel parlamento europeo “si è evoluta e rafforzata la consapevolezza che una significativa riduzione generale dei rischi associati all’uso dei prodotti fitosanitari fosse perfettamente compatibile con l’esigenza di garantire un’efficace protezione delle colture agrarie”, così come nel marzo del 2017 un importante Rapporto delle Nazioni Unite (ONU) ha dichiarato un “falso mito” che l’uso dei pesticidi sia necessario a garantire la produttività delle colture, mentre maldestramente la Giunta Regionale Toscana, con l’emanazione del BLUFF di fine luglio 2018 si dimentica:

. dei dati rilevati dall’Arpat sull’inquinamento da pesticidi delle acque superficiali e profonde12
. dei dettami delle direttive e dei regolamenti comunitari
. del DM 15 marzo 2015 sulla tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile13
. dell’art. 94 del D.lgs 152/2006 più volte citato ma completamente raggirato
. delle importanti statistiche sulla crescente competitività dell’agricoltura biologica14
. dei rischi per la salute umana da esposizione a pesticidi, documentati ormai da una imponente letteratura scientifica (tumori nell’adulto e nel bambino, patologie metaboliche, endocrine, neurodegenerative, polmonari, cardiovascolari, renali, nonché malformazioni, disordini riproduttivi, patologie autoimmuni e soprattutto danni al cervello in via di sviluppo con conseguenti deficit cognitivi, comportamentali, sensoriali, motori) 12
. di prendere seriamente in considerazione il PAN (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, approvato con DM interministeriale 22/01/2014) che tra le azioni prioritarie si prefigge di:
. garantire informazione accurata della popolazione sui potenziali rischi associati all’impiego dei prodotti fitosanitari;
. prevedere specifiche azioni di protezione in aree ad elevata valenza ambientale e azioni di tutela dell’ambiente acquatico;
. prevedere la difesa a basso apporto di prodotti fitosanitari delle colture agrarie, per salvaguardare la biodiversità e la protezione delle avversità biotiche delle piante, privilegiando le opportune tecniche agronomiche.


Il decreto dimenticato

Il DECRETO interministeriale 10 marzo 2015 che norma, a cura del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero della Salute, le Linee guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile, pur delegando alle Regioni l’individuazione  delle «Misure per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile”, mantiene come finalità l’individuazione di una serie di misure ed i relativi criteri di scelta per la riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei prodotti fitosanitari ai fini della tutela dell’ambiente acquatico, dell’acqua potabile e della biodiversità, riguardanti tra l’altro le misure per la mitigazione dei rischi associati alla deriva, al ruscellamento e alla lisciviazione dei prodotti fitosanitari, nonché alla loro limitazione/sostituzione/eliminazione ai fini della tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile;

Le misure volte alla tutela dell’ambiente acquatico (e delle aree protette/Siti Natura 2000), pur non essendo vincolanti, dovevano consentire alle Autorità competenti di valutare “l’opportunità della scelta di ciascuna misura e della successiva connotazione dell’intervento, in relazione alle specifiche caratteristiche territoriali ed al livello di protezione necessario per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla normativa per la tutela delle risorse idriche, degli ecosistemi acquatici e della biodiversità relativamente alla riduzione degli impatti e dei rischi derivanti dall’uso dei prodotti fitosanitari” non della produttività e della competitività deviata del sistema agricolo toscano (chi ha deciso, contro ogni logica di mercato, che sono più competitive le aziende convenzionali toscane rispetto alle aziende bio?)

Tra i principi generali si legge che “al fine di ridurre al minimo il rischio per le acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, si richiama , altresì, la previsione di cui all’art. 94 del d.lgs. 152/2006, in tema di disciplina delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano”
Inoltre “al fine di garantire la necessaria armonizzazione dei pertinenti strumenti di pianificazione e di programmazione, il processo di valutazione e scelta delle misure da parte delle Regioni e delle Province autonome dovrebbe coinvolgere tutti i soggetti che hanno competenza in materia di disciplina dell’uso dei prodotti fitosanitari, di tutela dell’ambiente e della salute nonché, relativamente alle misure pertinenti, gli Enti gestori dei Siti Natura 2000 e delle aree naturali
protette, come pure le Autorità di Bacino/Distretto Idrografico.

 Il Bluff toscano invece, nel Tavolo di concertazione istituzionale e generale, coinvolge disinvoltamente solo confederazioni rappresentative del mondo del lavoro e degli interessi economici e le due associazioni di categoria favorevoli all’uso del Glifosate10.

Solo la CGIL nella seduta del 24 luglio 2017 ha avuto il coraggio di constatare: “Dalla presentazione delle diapositive (proiettate probabilmente dal dr. Roberto Calzolai della Direzione difesa del suolo e protezione civile Settore Genio Civile Valdarno Centrale e Tutela dell’ Acqua,  relatore del  regolamento15 e in evidente difficoltà morale) come siano abbastanza preoccupanti gli effetti del cumulo dei fitofarmaci sulla vita animale e dell’uomo, con rischio di accrescimento del fattore di incidenza tumorale” concludendo che “sull’aspetto della qualità ambientale e della vita animale ed umana nei nostri territori debbano valere i principi di prevenzione e di precauzione ai quali non si deve abdicare in base a mere considerazioni di carattere economico”.

Nonostante le linee guida per la tutela dell'ambiente acquatico e dell'acqua potabile e per la riduzione dell'uso di prodotti fitosanitari approvate dal DM 10 marzo 2015, in cui con la misura 11 si rileva che: “Al fine del mantenimento degli obiettivi di qualità, i risultati del monitoraggio ambientale possono essere elaborati per valutare l’entità del fenomeno di contaminazione e consentire di adottare, qualora necessario, le misure più opportune volte a ridurre al minimo la contaminazione, sulla base dei principi di cautela e di prevenzione”  e nonostante la Toscana disponga di una notevole mole di informazioni sullo stato precario delle proprie acque (nel 2015 ad esempio i controlli hanno riguardato ben 190 stazioni di monitoraggio per le acque sotterranee) non si vuole tener conto dell’inammissibile inquinamento da pesticidi rilevato soprattutto in pianura.

Non si può trascurare  che nel 2017 è stata rilevata  la presenza di residui di fitofarmaci nel 95% delle acque superficialie e nel 42% delle stazioni controllate per le acque sotterranee!  Il 10% delle acque superficiali ed il 5% di quelle sotterranee è risultato per l’ARPAT superare gli standard di qualità ambientale e di potabilità, con concentrazioni di pesticidi superiori al decimo di microgrammo /litro con notevole frequenza di molti pesticidi ammessi dal BLUFF Toscano per le aree di salvaguardia dei pozzi e delle sorgenti ad uso potabile, come si può rilevare dalle tabelle riportate da pagina 50 a pagina 55 del certosino lavoro d’equipe, curato dal dr. Pietro Massimiliano Bianco, presentato a Roma nel dicembre 2017 “Studio sull’inquinamento da pesticidi in Italia” 12


Conclusioni

Mentre in tantissimi comuni in tutta Italia (splendido l’esempio di programmazione condivisa   di Carmignano in provincia di Prato con l’apporto dello storico Bio distretto del Montalbano) e nella stessa regione Calabria, si perfezionano regolamenti, delibere e ordinanze per limitare l’inquinamento delle risorse naturali primarie (acqua, terra ed aria) causato dai pesticidi, causa dell’evidente compromissione della salute dei propri abitanti, gruppi vulnerabili in primis
mentre l’unico mercato agricolo in crescita a livello toscano, italiano ed europeo è proprio quello bio con una tendenza ormai abbracciata dalla normativa europea in itinere, dalle più grandi imprese dell’agroalimentare e dalla grande distribuzione16, lasciando sopravvivere l’agricoltura convenzionale, con tutta la sua chimica nel piatto, solo grazie ai contributi europei, consolidando l’ipotesi che la scelta industriale per la nostra agricoltura è soltanto perdente vista la Sau Toscana in evidente decrescita dal milione di ettari del 1982 ai 750.000 del 201017
considerando che la competitività delle aziende toscane rispetto al sistema nazionale ed al sistema di competizione globale, come dimostra l’escalation delle produzioni biologiche, non è determinabile in base alla possibilità di usare 300 pesticidi immessi nel mercato anche on line, così come si preoccupano di far credere gli assessori toscani e le confederazioni coinvolte
mentre 40 vivai italiani certificano produzioni bio di tutto rispetto dimostrando che è possibile gestire anche questo settore con tecniche ecologiche così come il mercato richiede18
mentre lo scontento in tutto il mondo per la politica arrogante della Monsanto e verso l’utilizzo perverso del Glifosate, prendono il sopravvento sulle pressioni economiche che Big Pharma è in grado di esercitare  su chi detiene il potere
mentre coerentemente il presidente Rossi sulla sua pagina facebook si dichiara contrario all’uso di glifosate qualche giorno dopo aver firmato il D.P.G.R., in occasione della sentenza statunitense contro la Monsanto 19


LA GIUNTA REGIONALE DELLA TOSCANA VA IN DIREZIONE OPPOSTA

Serve quindi attivarsi per contrastare: a volte l’arroganza, spesso l’ignoranza, la maggior parte delle volte la supina sottomissione ad interessi economici contrari all’evoluzione in atto nel mondo agricolo20, al rispetto dell’ambiente e alla difesa della salute; pronti a rivolgersi ad ogni competente Autorità Giudiziaria per la tutela della salute umana e dell’ambiente patrimonio di tutti21.
Si segnala infine che ISDE Italia, European Consumers e PAN Italia, hanno già elaborato congiuntamente una documentata presa di posizione contro il Decreto, liberamente scaricabile dal sito di European Consumers22.

Un sentito ringraziamento l’attenzione che saprete dare a questa denuncia e per la pronta adesione che circonderà ogni iniziativa e attiva condivisione


Prime Associazioni firmatarie

Acquabenecomune Pistoia Valdinievole
Alleanza Beni Comuni
ASsociazione di Studi e Informazione sulla Salute
Bio-Distretto del Montalbano
Biodistretto del Monte Amiata
European Consumers
ISDE Italia medici per l’ambiente Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Italia Nostra Toscana
Medicina Democratica Onlus
PAN Italia
perUnaltracittà, laboratorio Firenze



Note:
1 http://www.regione.toscana.it/documents/10180/15541008/PARTE+I+n.+33+del+01.08.2018.pdf/8dca3116-bd12-474e-af3d-33e0ddd7bf2a
2 http://www.peritiagrarisiarfi.com/uploads/kcFinder/files/PUFF%20Delibera%20506%202018%281%29.pdf  
3 http://www.regione.piemonte.it/ambiente/acqua/dwd/documentazione/parte_1.pdf
4http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm  
5 http://www.parks.it/regione.toscana/
6 https://www.artea.toscana.it/sezioni/evidenza/Testo.asp?id=1508
7 https://www.rainews.it/tgr/toscana/video/2018/08/tos-glifosato-bando-vivai-pistoia-82646108-3541-4074-8cf2-1332de81e402.html  
8 http://www.regione.toscana.it/documents/10180/12459221/Prodotti+Fitosanitari+Rischi+e+impiego/a6ee6295-1f30-4501-b879-fcbdfac55f93
9 http://www.regione.toscana.it/documents/10180/15541008/PARTE+I+n.+33+del+01.08.2018.pdf/8dca3116-bd12-474e-af3d-33e0ddd7bf2a  
10http://www.regione.toscana.it/documents/10180/3127053/Verbale+Tavolo+Istituzionale+24+07+2017+.pdf/fd9d591d-e023-469e-ae11-9f7d18aae376
11http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/trasparenza_valutazione_merito/DVA/relazione_commissione_europea_su_attuazione_pan_fitosanitari_italia_2017-6006_final_it.pdf
12 http://www.isde.it/note-sullinquinamento-da-pesticidi-in-italia/
13 http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/normativa/dim_10_03_2015.pdf
14 http://www.sinab.it/sites/default/files/share/Presentazione%20SANA%2011_09_2017__ISMEA.pdf
15 http://sintef.usl11.toscana.it/portale_empoli_new/attachments/article/216/CALZOLAI.pdf  
16 http://www.sinab.it/sites/default/files/share/Bio%20in%20cifre%202017%20%282%29.pdf
17 http://www.regione.toscana.it/documents/10180/14074019/Cereali-Fi2017-Bonari-Mazz.pdf/b7fac0b3-32fc-43bb-adb9-52785734eeb2
18 http://shop.bejoitalia.it/it/prodotti/vivaisti-biologici-in-italia.aspx
19 https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/rossi-la-toscana-punir%C3%A0-chi-fa-uso-del-glifosato-in-agricoltura-%C3%A8-cancerogeno/ar-BBLP6lx   
20 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4947579/pdf/fpubh-04-00148.pdf
21 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/28/15G00082/sg
22 http://www.europeanconsumers.it/wp-content/uploads/2018/08/La-regione-toscana-permette-l%E2%80%99uso-di-fitofarmaci-tossici-nei-pressi-delle-captazioni-di-acque-sotterranee-1.pdf